6 e Mezzo

“6 e mezzo” è un concetto che parte dalla mia storia personale.

Al liceo beccavo sempre lo stesso voto al compito in classe, e per uno che amava scrivere, era così strano ricevere quel voto. Qualcosa in più della sufficienza, sapevo fosse una delle poche cose che mi riuscisse bene. Eppure mi piaceva come suonava, 6 e mezzo, mi faceva ridere con i compagni: 

“la prof ha letto Francesco Gallucci, già sai…”

Ad oggi, ho deciso di scrivere l’effetto collaterale di quel bel numero: scrivere fregandomene delle valutazioni, in virtù del bel narrare, della scrittura intesa come piena espressione artistica di sé. 

Da quando ho deciso di scrivere molti miei pensieri su Instagram, in molti mi hanno detto che amavano le mie parole, che trovavano ispirazione da esse.  Io dicevo loro che per me era il contrario: i loro complimenti, ma anche le loro critiche, erano e sono oggi fonte d’ispirazione per me. 

L’avrei fatto comunque, avrei continuato a scrivere anche senza seguito, e probabilmente la colpa è di quella strana mania di chi scrive e vuole lasciare dietro di sé tracce del proprio cammino. 

Ma oggi non siamo tutti un po’ scrittori? Non scriviamo messaggi su Whatsapp di impeto e improvviso romanticismo? Ho avuto così tanti amici e amiche innamorate dell’amore e della scrittura, che ad oggi penso nemmeno loro fossero nemmeno consapevoli del loro talento. Erano presi da altro :’) Tutti persi per quella codifica emozionale che possono essere le parole. 

6 e mezzo nasce proprio da quell’impeto, da quel lato oscuro di noi stessi, che passa in secondo piano in un mondo troppo pieno di informazioni. 

Scrittori si nasce… e si diventa. E non per guadagno, ma per sensazioni, orecchiette sui libri, post salvati su Instagram alle 4 del mattino. 

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