Se. Il se nasconde tante cose, e, tendente al nulla, porta in sé (si perdoni il gioco di parole, ma ci torneremo) tante e troppe cose. Se è quella parola che ispirò a Rudyard Kipling una straordinaria poesia. Per gli inglesi e/o appassionati di letteratura il suo nome è If, per gli appassionati invece del mitico torneo di Wimbledon, è la poesia da cui è tratto il verso posto sopra l’entrata del campo centrale: “Se sai incontrarti con il Trionfo e la Rovina E trattare questi due impostori allo stesso modo.” Il se, è un modo di dettare i tempi, non tanto del discorso, ma della vita, presentando continue opportunità dal sapore dei sogni… …ed ecco che si svela perché, l’uomo, non tratta il tempo come la sua migliore ricchezza, preferendo ad egli,  il nuovo mito tratto da una vecchia favola, la cicala assassina e la formica invidiosa. Se. Se avessimo avuto il coraggio di trarre le conclusioni giuste nei momenti giusti e avessimo dato un valore universale alla parola giustizia, avremmo risolto un’infinità di cose. Quindi il se è anche inganno. Il se allo stesso tempo è anche legge. Del tutto personale s’intenda. Il se è come la nuvola che ti passa sulla testa e alla quale tu dai una forma: quella che aggrada in quel momento la tua persona, e solo tu potrai vederla così. Il se, quando accentato, rappresenta il mondo interiore di ognuno di noi. Rimanendo nell’ambito grammaticale, esso è anche la declinazione pronominale usata invece di si. E questo “sì”, accentato, rappresenta il più stretto amico del nostro “se” iniziale. Devi dire a un pensiero, per far sì che il tuo , si abbandoni al se Se … ha però una compagna triste e malinconica. Quella che ci accompagna alla fine di questo nostro viaggio e dei sogni depositati nel cassetto. Più precisamente, quello che abbraccia e ricorda ai brasiliani il loro termine e la loro sensazione più calda e blu che esista: sì, caldo e blu, due cose contrapposte: La saudade. Se … solo.
Saudade: “Spesso tale termine viene utilizzato per esprimere la “malinconia per qualcosa che non si è vissuto” o “nostalgia del futuro”, in queste accezioni tale parola non trova un corrispondente nella lingua italiana.”

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