C’è una domanda che mi viene rivolta da quando ho iniziato a scrivere su Instagram:

Sei uno scrittore, vero?

Sì. No. Ecco… È una domanda difficile. Chi risponde, prima di farlo, è sempre costretto a farsi un’altra domanda:

Chi è davvero uno scrittore?

  1. Chi pubblica un libro?
  2. Chi scrive su carta?
  3. Chi invia messaggi d’amore su Whatsapp?

Ma c’è una quarta ipotesi capace di riassumere le opzioni alla Chi Vuol Essere Milionario? che vi ho sopraelencato. Quella di

sentirsi scrittori.

Quindi chiunque può diventarlo, basta che cerchi la sua strada. Vi sto dicendo che tutti possiamo esserlo? Sì. Ma a questo punto Goethe è uguale Pasqualin’ ‘o marenar che vi ha detto che la scrittura non è cosa vostra? Non proprio. Oggi le professioni nell’ambito della comunicazione sono mutate profondamente. La scrittura come racconto, o, come è in voga chiamarla oggi, storytelling, è nelle società di pubblicità, nelle aziende, alla fermata del tram: non è più esclusiva del semplice libro.

È ovunque,

al di là della sua componente artistica. Questa riproducibilità dell’arte che ha già condizionato il cinema (basti pensare ai veloci servizi di streaming) e non solo in tempi recenti (si pensi alla nascita della televisione), oggi (e forse quest’oggi è “già ieri”) ha spostato l’attenzione nella rete. L’altroieri i blog, ieri Facebook, oggi Instagram (domani?).

“La riproduzione tecnicamente perfetta della fotografia o del cinema modifica lo statuto stesso dell’opera d’arte. Nel passato la relazione tra l’arte e lo spettatore era definito dall’unicità ed irripetibilità dell’opera d’arte, dal suo esistere solo ‘hic et nunc’. Fa parte di questa unicità anche la tradizione, cioè la storia concreta di ogni singola opera, con le sue modificazioni materiali ed i passaggi di proprietà. Questa dimensione genetica e temporale dell’esistenza artistica si condensa nella sua ‘autenticità’, rispetto alla quale ogni forma di riproduzione manuale risulta falsa.”

Quanto avete appena letto come citazione è tratto dalla pagina wikipedia che linkerò tra i consigli in fondo alla pagina e descrive la tesi di Walter Benjamin ne L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.

Ritornando alla scrittura, dato che era già un discorso complesso nel chiedersi se si fosse scrittori o meno, ora mica ti starai flagellando sulla componente artistica della tua opera? L’arte ci proietta nel mondo dell’immateriale, dell’astratto. Non preoccuparti di questo, ne avrai tempo poi (per soffrire! Era meglio che ascoltavamo a Pasqualin’).

Ricorda che si può scrivere una sceneggiatura, un graffito sul muro, e addirittura la pittura è considerabile non solo arte ma anche una forma di scrittura, soprattutto considerando la questione riguardante lo stile.

Uno scrittore di libri, poesie, parole, mettiamola così, fino a un po’ di tempo fa era colui che si rivolgeva ad un editore, e se questi riteneva il su manoscritto un capolavoro o perlomeno vendibile e meritevole di lettura, ne acquisiva i diritti e “puff!”, ecco il nostro “scrittore”!

Ma ho bisogno di nuovo del cinema, altra forma di scrittura moderna, per complicare le nostre tesi. (Se non si è capito, sono un appassionato della settima arte).

The Words. Un uomo trova un manoscritto. È incredibile. Decide di pubblicarlo. Grazie a questo diventa uno scrittore affermato, ma la sua carriera è basata sulla menzogna di parole che non saranno mai sue.

Quindi quando le nostre parole sono le nostre parole? Nell’atto della scrittura o della pubblicazione?

Continuiamo con il cinema? (Senza spoiler tranquilli. Poi vi lascio i miei personali consigli a fine pagina.)

Il movente. Un uomo in crisi con la moglie frequenta un corso di scrittura. La moglie scrittrice affermata è autrice di bestseller, lui lavora in uno studio di legge. Quando la crisi sarà definitiva proverà a cambiar vita e diventare il nuovo Hemingway. Nudo (in tutti i sensi) di fronte al foglio si sentirà perso, fino a che deciderà di registrare i condomini del palazzo per costruirci su una storia.

Le parole non sono una proprietà, ed è questo forse il problema del ruolo dello scrittore, e che oggi trova attuato il suo processo di democratizzazione nella rete dove tutto pare di tutti. Ma non è poi così un dramma. Il collage non è poi così male! (Ovviamente non ti sto dicendo di copiare, bensì di leggere, leggere, leggere; così da aiutare il tuo gusto artistico a formarsi più velocemente. N.B.: Ricordati sempre però del TUO punto di vista).

Gli editori mutano, molti si pubblicano da soli e il proverbio continua a vincere:

verba volant scripta manent

Come scriveva un noto semiologo italiano, incubo degli studenti laureandi in comunicazione, Umberto Eco:

C’è una sola cosa che si scrive solo per se stesso, ed è la lista della spesa.
Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro.
Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno.

Non solo:

I social media danno il diritto di parola a legioni di imbecilli

Sta a voi trovare l’equilibrio per sentirvi scrittori. I consigli della mia personale esperienza, non possono che essere semplice ispirazione.

A tal proposito, i consigli che ti do per ora sono:

  1. Trova qualcuno a cui far leggere ciò che scrivi
  2. Non aver paura del suo giudizio
  3. Smettila di odiare le tue parole

Per oggi non voglio caricarti di compiti. Io in primis non sono mai stato un ottimo studente scolastico :’)

Consigli

2 film e due libri.

“se esiste un solo modo di vivere una vita, ne esistono almeno tre per raccontarla”

Qui sotto, uno dei miei ultimi testi!

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