Succede quello che non dovrebbe succedere secondo stampa e bookmakers: le grandi squadre faticano e il mondiale diventa un palcoscenico sulla quale c’è posto anche per quelli meno bravi, meno appariscenti.
Nascono quindi nuove stelle, o meglio, nuovi organici capaci di strappare punti alle squadre che nei mondiali hanno spesso avuto la meglio.
Vedi la Germania campione del mondo in carica, crollata dinanzi a Lozano, il messicano che senza paura, punta la difesa tedesca e fa sognare un paese come nemmeno nei mondiali giocati in casa del ’70 o dell’ ’86.
E Ronaldo. Gli si dica tutto, ma è comunque una sorpresa il rendimento mondiale di CR7, che mai con la Nazionale aveva avuto fortuna e mai aveva brillato così tanto con i lusitani come in queste due prime partite: 4 gol, di cui tre alla Spagna. È la rivincita del divo, del belloccio, criticato per anni come secondo a Messi, ma oggi osannato da tutti e che prova a giocare una partita importante anche con la sua maglia lusitana, dopo aver saltato la finale di Euro 2016, vinta dai suoi nonostante la sua uscita dal campo dopo il minuto 25 contro i francesi.
Non dite calcio dite Messi, è il motto di molti sul web, eppure dopo il primo turno verrebbe piuttosto da dire: non dite calcio dite Islanda. I “vichinghi” del grido “Huh” si confermano grande squadra dopo gli ultimi 10 anni all’insegna di un progetto calcistico che ha coinvolto tutta l’isola: di 330 mila abitanti, il 99.6% della popolazione ha guardato la partita d’esordio contro l’Argentina (l’altro 0,4% probabilmente era in Russia…) . Argentina – Islanda è terminata 1-1 con Messi che ha sbagliato un rigore. Non dite calcio, ma dite Islanda.
Tutti gli altri fenomeni hanno comunque trovato la rete. Pogba in maniera fortunosa, Diego Costa da grande attaccante, Suarez, Mertens, Modric, Golovin che si è messo in mostra, Lukaku, Griezmann, Coutinho con un gol straordinario e Harry Kane all’inseguimento di Ronaldo.
È mancato Neymar oltre a Messi, che però ha passato più tempo a terra che in piedi come ha scherzato il mondo social, nella gara finita 1-1 con la Svizzera. Delle sorprese, la gara del Brasile è forse quella che meno meritava il pareggio, ma la dura legge del gol, non premia i verdeoro, ma premia i rossocrociati.
Gran merito infine al Senegal, capace di battere la Polonia, sulla scia di quella magica squadra che arrivò ai quarti nel 2002.
È il mondiale delle sorprese, è il mondiale dei fenomeni.
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