Marco Cecchinato ha dato ai tennisti italiani una lezione di maturità che difficilmente dimenticheranno: dopo 40 anni dall’ultimo italiano in semifinale slam, ha superato ai quarti del Roland Garros l’ex dominatore del tennis mondiale Novak Djokovic.

Straordinario. Un match incredibile, dove il siciliano partito dal T.C. Palermo, ha dimostrato quanto la costanza sia sinonimo di maturità, la stessa maturità che gli ha permesso di risolvere più volte situazioni che vedevano il Serbo risalire la china.

Ma come è avvenuto tutto questo?

Marco veniva da un torneo di per sé già incredibile. Nonostante la sua non eccezionale classifica, nei giorni scorsi aveva sconfitto le teste di serie Goffin e Carreño Busta, due nomi di rilievo nel tabellone parigino, oltre ad aver rimontato due set e vinto al quinto per 10-8 contro Copil, partita che verrà ricordata per immortalare il torneo di un tennista sul filo: dopo il rischio di perdere quella partita, è avvenuto il meglio della sua carriera.

La vittoria di fine Aprile fa nel 250 di Budapest e oggi la semi a Parigi. È il momento della svolta:

“Sono diventato un giocatore vero”

ha detto il Siciliano in un’intervista.

Come ha battuto Nole Djokovic

Ma come si batte Novak Djokovic? Un paio d’anni fa questa domanda era da mal di testa. Oggi è una domanda più alla portata di una risposta, che Marco ha trovato in svariate armi tattiche sino a far affannare l’ex numero 1 del tennis mondiale più volte.

Su tutte: l’uscire dalla diagonale con il rovescio lungolinea. Marco, lontano dalla riga di fondo (ma non troppo), reggeva alla diagonale del serbo, sino al creare più che trovare, il momento giusto per concludere davanti a sé. Poi il drop. Amante della palla corta Novak, ha trovato un avversario capace di sorprenderlo proprio così. Per Cecchinato, il drop, è stato l’asso nella manica da ogni parte del campo, rigorosamente giocato in anticipo. Maturità, consapevolezza e velocità di gambe chiudono il quadro. Una partita simile, con due tie-break shock di cui l’ultimo vinto per 13-11 in un set recuperato dopo un parziale di 9 giochi a 2, non si vince senza le suddette caratteristiche.

Marco ha alzato il livello del suo gioco e riportato nelle tv e sui giornali italiani quello sport di cui il nome deriva dal francese “tenez” ovvero “prendete!” che era il grido lanciato dal giocatore che iniziava il gioco per avvertire l’avversario dell’arrivo della palla. Oggi grida simili non se ne lanciano più, ma sicuramente Marco Cecchinato ha lanciato il suo al tennis mondiale: l’urlo siciliano del tennista umile.

Cecchinato
Il tennista umile, Marco Cecchinato, è in semifinale a Parigi. Affronterà il temibile austriaco Dominic Thiem
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