Zidane contro Klopp. Real Madrid da una parte, Liverpool dall’altra. È la finale di Kiev. La partita più importante del mondo del calcio.

La partita

Il Liverpool entra in campo dimostrando la non casualità della sua presenza in finale di Champions League. Gioca di prima intenzione, Salah è il leader perfetto per questa squadra e Mané questa sera è un treno.

Real da subito costretto a chiudersi, un fortino la difesa dei madrileni. Al 13′ una mischia, subito dopo Ronaldo tira un missile sopra la traversa. Siamo al minuto 15′.

Carvajal fa confusione, ma non è l’unico del Real Madrid. Il centrocampo del Liverpool è onnipresente, clamoroso accostando i nomi delle sue squadre. Ma i nomi sono fatti per gli appunti sulla carta: qui non importa il singolo, bensì la qualità di questi a coinvolgere gli altri esponenti. Il gol per il Liverpool deve essere una ciliegina sulla torta di un’azione che potrebbe continuare all’infinito se il campo non finisse.

Ma nel campo ci sono quelle laterali e quelle di fondo, la palla è rotonda, e gli episodi disegnano storie in quella porzione di spazio dove cresce l’erba.

22′. Firmino si gira in area, il suo tiro rimbalza sul muro Real, sarà Arnold a provarci. La classe dell’invenzione di Klopp è straordinaria, ma Navas la blocca, chissà come. Un missile che poteva essere spento solo dalle braccia del Costaricano.

Il gegenpressing, la filosofia di gioco Kloppiana, è una lezione di tattica, quando al 25′, Isco ruba un pallone e si trova accerchiato da 3 maglie reds.

Perdere palla e poi pressare alzando il baricentro della squadra. Stupendo.

Eppure quando Ramos atterra Salah, qualcosa nella partita cambia. Un brivido sulla schiena delle maglie rosse dei tifosi del Liverpool.

Cambio.

Salah esce per Lallana. Siamo alla mezz’ora, l’egiziano, migliore calciatore dei campionati europei quest’anno per rendimento, è in lacrime. Non ce la fa.

È il preludio di una partita che cambia sponda, come altre finali in cui la favorita lentamente inizia a dettare legge.

Per giustizia sportiva, anche il Real perde il confuso Carvajal, ma ad entrare è Nacho. Una garanzia per qualunque allenatore in cerca di un terzino.

Lovren blocca Marcelo al 45′ , poi Nacho e Benzema completano l’opera della paura: 3 guizzi che anticipano un difficile secondo tempo per una squadra rimasta senza il suo leader.

Nella ripresa Lallana combina un disastro: serve involontariamente Isco che a porta vuota becca la traversa.

Minuto 51′. Il Real è salito in cattedra, ma la classe è assente per poter opporsi con una discreta rivoluzione. Karius deve rinviare il pallone. Probabilmente convinto che il gioco sia fermo, va di fretta. Rinvia con le mani, ma Il pallone rimbalza sulla gamba di Benzema. Gol. Il fiato trattenuto in gola, per chi non tifa Real, sale di temperatura ma rimane strozzato. È un gol che per ridere vorresti vedere sempre, ma non stasera. Da videogioco, e nemmeno.

Dopo la simulazione triste di Sergio Ramos, Varane è costretto a salvare su Firmino: è la reazione del Liverpool.

Mané! 1-1. Lovren sale in cielo, oltre Ramos, e chiedere a Godin e compagni dell’Atletico Madrid se questa non sia già da sola un’impresa. Mané allungando la gamba spiazza Navas. Pareggio meritatissimo per quanto mostrato sin’ora.

Karius al 59′ risponde ad Isco, e per un attimo spazza via lo spettro del primo gol.

Entra Bale al posto dello spagnolo stesso, mentre Wjnaldum egregiamente padroneggia al centro del campo.

Ma al minuto 64′ tutto si ferma per l’assurdità di una squadra dai giocatori disumani. Non è bastato il gesto apparentemente unico di Cristiano Ronaldo ai quarti di finale, è Gareth Bale questa volta a segnare in rovesciata. Un gol all’altezza dei capolavori di Vermeer, che ti lascia interdetto per come ci sia stata quella scelta di colori piuttosto che un’altra. Rovesciata in contropiede su un cross di Marcelo col destro (lui è mancino). Da mani nei capelli. Non una giocata, ma LA giocata. Il pupillo di Florentino non aveva digerito la panchina…

bale.jpg

Vorrei scriverne per ore, ma per assurdo non è l’elemento principale della serata.

Mané in giocata individuale si dimostra il migliore dei suoi. Punta due avversari, libera il sinistro e becca il palo al 70′. Dopo 3 minuti reclama un rigore Firmino, un minuto dopo ancora Robertson, chissà come, ferma Ronaldo in contropiede.

Ronaldo: uno fra tanti in questa strana partita per qualità tecniche e tattiche dimostrate. Ma il Real non è più un fortino, bensì un castello, di cui Bale ne è il proprietario. Esterno meraviglioso ad aprire sulla sinistra per Benzema, che trova prontissimo il buon Karius, in ripresa dopo il precedente errore. Ma per lui non è finita qui la tragedia.

83′. Bale calcia dal limite. Nella testa di un portiere in finale di Champions League mi chiedo cosa possa mai passare. Tensione, paura, agonismo: “ferma quel pallone!”. Ma dopo aver commesso uno dei peggiori errori della storia delle finali di Champions League, appare plausibile commetterne un altro. Karius non blocca un tiro potente del gallese, ma non lo respinge neanche. Gli rimbalza sulle mani, finendo alle sue spalle.

Una caduta simile ti spezza in due

Sa cosa è successo Karius. Non lo sanno ancora bene i tifosi, qualcuno da casa ride e il Real porta a casa la 13esima coppa a casa. Salah da qualche parte piange ancora. Ronaldo non segna, rischia sul finale di poterlo fare, ma l’ennesima invasione di campo macchia questo sport sempre più in preda a fanatismo e business. Karius è lì.

“Quando c’è una tempesta e tu stai di fronte a un albero, se guardi i suoi rami penseresti che esso cadrà, ma se guardi il suo tronco, vedrai stabilità” (dal film Revenant

Tendenzialmente sì. È un po’ quell’albero Karius. Costretto ad indagare sulle sue radici per non cadere nel vento di critiche che rischiano di bruciargli la carriera, oltre che essere colpevole della disfatta in finale di Champions League.

Due errori tragici in una finale simile non puoi commetterli se desideri continuare a fare questo mestiere. E le sue lacrime lo sanno. Mentre chiede scusa ai tifosi, a tutti. Meglio le partite da ragazzini quando dopo il primo errore magari ti mandavano fuori. Lui preferito a Mignolet dal tecnico, che ora delude tutti. Tutti, compreso se stesso. Non la indossa la medaglia. Sente di non meritarla. Una gran partita esclusi quei due imperdonabili errori. Verrà ricordato per questo nei giorni a seguire e non solo. Se ne parlerà molto. La caduta di un uomo fa male tanto più alto è il punto e la velocità con cui impatta al suolo. Karius ci è caduto di pancia, di testa, col corpo: ogni punto ha incontrato il fallimento con la stessa veemenza che può avere un corpo sedotto dalla gravità.

Vederlo piangere così mostra il lato umano del calcio. Chissà se quella frase “chi cade deve saper rialzarsi” vale davvero. Da certe sere si rischia di non rialzarsi più. Se non cambiando bar, sport, o vita.

Real Madrid batte Liverpool. 3-1. È la terza Champions League di fila per gli uomini di Zinedine Zidane.

(Fonte foto: Getty Images)

karius

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...