La cosa più brutta degli attacchi di panico, è la gente attorno a te. Ti guardano come un malato, ma non ti ritengono in malattia. Ti osservano come si osserva un piatto flambé: qualcosa che arde, e che può salvarsi solo se decide di spegnersi. Cioè, che tu, nel tuo stato, versi il tuo bicchiere d’acqua su ciò che hai davanti.

Quando ci riesci

Quando poi ci riesci a versare quel bicchiere, ti rendi conto che era gassosa, e che il rumore di quelle bollicine infrante ti stride nella testa, come il peggiore dei rumori dei televisori analogici dopo lo switch-off.

Bzz-bzz.

Non scherziamo eh. Quel suono è il caos. Ci credo che ci abbiano girato i migliori horror degli ultimi anni. Ma torniamo a noi.

Perché questo giro di parole insensate?

Perché quel panico è così. Ingestibile. Diverso di persona in persona. E la compassione molte volte non aiuta. C’è bisogno di un percorso certe volte che ti svesta di quel malessere, quel dolore di vivere senza sapere uscire da quel cammino, con un lampione a intermittenza che ti segue sul tuo cammino. Io non ci credevo. Ritenevo esagerato chi ne soffrisse. In cerca di attenzioni. Ma poi qualche volta credo di averli provati.
Perché l’attacco di panico è il climax della tua esistenza ogni volta che ne affronti uno, ma se non ci se abituato subito neghi di averne avuto uno. Oppure non lo sai. Un po’ come l’ubriachezza. Una brutta sbronza. Non sai mai cosa ti è successo.

“La percentuale di pazienti nei quali la malattia scompare varia da un 12 a un 38%. Secondo l’Alpa da un’analisi della letteratura scientifica emerge “che il 20-40% dei pazienti trattati farmacologicamente non risponde alle terapie” e la stessa cosa succede “al 30-40% dei pazienti trattati con la terapia cognitivo-comportamentale. Queste percentuali – precisano gli esperti – sembrerebbero sconfortanti ma in realtà sono più il risultato di cure inadeguate e non corrette piuttosto che l’effetto della reale resistenza del disturbo di panico alle cure”.”

Questo il parere de larepubblica.it in un articolo di Valeria Pini con il consulto di Giampaolo Perna, primario di Neuroscienze Cliniche di Villa San Benedetto Menna. Continua quest’ultimo:

“Le uniche cure che hanno chiare dimostrazioni di efficacia sono la terapia farmacologica con farmaci che agiscono sulla serotonina e la psicoterapia cognitivo comportamentale. La combinazione delle due sembra essere la soluzione migliore e può nell’arco di un anno riportare la persona alla normalità. E’ molto utile integrare a questa terapia l’esercizio fisico aerobico come, ad esempio, corsa, cyclette, danza, etc.almeno tre volte alla settimana per 30 minuti) e evitare di fumare. E’ stato chiaramente dimostrato che il fumo di sigaretta può scatenare il panico e sicuramente lo peggiora. La terapia sicuramente aiuta molte persone a guarire per sempre anche se in diversi casi, soprattutto se mal curati, è possibile una ricaduta una volta sospesa la cura”.

Come si affronta… il panico?
Lo stile di vita. Tendenzialmente la causa è questa. Eppure mille motivi possono essere additati come causa di una patologia che colpisce gran parte della popolazione. Io credo che a volte possano essere anche rari, non una vera e propria patologia. L’attacco di panico isolato: il panico è il panico. Ma quanto può influire sullo stile di vita di chi ha un serio disturbo? Come lo si affronta? Come lo si accetta? Come ci si può far accettare da chi intorno a noi?
Curioso di ricevere i commenti di chi passa. Il vero modo per capirne di più e per una maggiore sensibilizzazione al problema.
(Fonte foto: Riza.it)

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Curioso di ricevere i commenti di chi passa. Il vero modo per capirne di più e per una maggiore sensibilizzazione al problema.

5 Replies to “Attacchi di panico: non ti crederanno mai3 min read

  1. alemarcotti says:

    A me avevano detto di prendermi tempo per me e dedicarmi a me…. Di aver di me cura… Mah… Son terribili😊

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    1. francescogallucci7 says:

      È che in certi casi si deve avere la sensibilità di stare in silenzio. Magari esserci, ma non parlare. Dire senza parlare ecco 🙂 A volte ci si lava le mani con i soliti consigli, quando basterebbe davvero poco: da una parte maggior sensibilità, dall’altra minor orgoglio

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  2. interessisconosciuti says:

    La foto mi porta a commentare dicendo:
    Il panico immobilizza non ti porta a scappare per la paura della propia “ombra” o del cespuglio che la notte può sembrare la criniera di un leone ……… chi scappa non è in panico da paura

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