A Napoli c’è una leggenda popolare molto famosa, che come tanti napoletani ho avuto la fortuna di ascoltare dalle parole di mia nonna.

La leggenda parla di un uomo basso, incappucciato, che può arricchirti o mandarti in miseria. La nonna mi raccontava che se ti prendeva in simpatia, questo, quando nessuno lo vedeva, ti donava ricchezze. Ma, e sottolineo ma, se rivelavi la provenienza di quei soldi, ecco che su di te cadevano le peggiori sfortune.

Questo nostro attuale periodo storico, mi ha ricordato quei bei tempi, che di recente avevo dimenticato. Mi ha ricordato questa bella storia perché, oggi, in un mondo iperconnesso, c’è ancora spazio per le leggende.

Certo, non si diffondono come un tempo, eppur resistono. Mi sto riferendo a Liberato, il nuovo fenomeno musicale della scena napoletana.

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“Nascetto cu ‘o scartiello, curiuso e piccerillo, nunn’è maje stato bello, ma tene ‘a cerevella” G.Iodice

Chi è Liberato?

Eh. Vorrebbero saperlo tutti. Il 9 Maggio 2017, Liberato fa il suo debutto su Youtube, proprio con una canzone intitolata 9 Maggio, a cui faranno seguito altre 5 canzoni. I video di Francesco Lettieri, autore di video indipendenti, le tematiche napoletan-popolari adottate, le basi fatte in sala mixer che si sposano con testi in dialetto mescolati anche all’inglese, completano il quadro di un’artista (sicuri che sia uno? E chi lo sa?!) capace di riempire il lungomare Caracciolo con ben 20mila fan del concept Liberato. Concept sì, perché appare troppo difficile comprendere a chi piacciono le canzoni di Liberato e chi è soltanto incuriosito da questa brillante mossa di marketing.

Ultimamente si è detto che l’autore possa essere tale Emanuele Cerullo, poeta urbano di Scampia, che in alcune sue poesie ha usato frasi simili a quelle del cantante. Cerullo era comparso 7 anni fa a Domenica In. “L’ho inventato io!” urla da qualche parte Pippo Baudo. Ora, chi sia l’autore ancora non è detto. Che sia lui o meno, se Cerullo ammettesse di esserlo, probabilmente non finirebbe qui la storia dell’uomo incappucciato. Il cantante,  è veramente un totoliberato. L’autotune fa miracoli, e con una voce leggermente intonata, anche uno di noi potrebbe cantare che “ten’ ‘o cor’ ca’ nun po’ purt’ pacienz”.

La partnership con Converse

Si osanna lo storytelling della storia d’amore al centro dei video. De Magistris in piazza non si è perso il concerto. Ragazzi che parlano di Liberato come paladino della città e di chi non ha la voce per dirlo.

Le canzoni sono coinvolgenti, ok, ma ragazzi… sono vuote.

Beh. Questo munaciello ne ha di bocche da sfamare di ideologie.

Dal terzo video “Gaiola Portafortuna” si è inserito come sponsor numero 1 Converse. Partnership proseguita anche nel concerto del 9 Maggio 2018. L’ideologia che sposa il brand.

Rifletto ancora sulla mia esperienza personale. Nel programma trash (e che forse ha permesso alla parola trash di diventare di uso comune in Italia) “Uomini e Donne“, è sempre più frequente la scelta di tronisti Napoletani che marcano a fondo lo stereotipo di una certa Napoletanità. 3 su 3 al momento, mi dice mia madre, che ahimè provo a distogliere dal programma un giorno sì e un giorno no, finché qualche volta non crollo proprio io in chiacchiere banali al riguardo.

Liberato non è il primo a usare forti stereotipi, penso. È soltanto il tentativo 2.0 di portare uno stereotipo alla sua evoluzione. Lo stereotipo che diventa non più sottocultura, ma cultura vera e propria per i suoi fan, di tipo nazional-popolare, sotto un cappuccio di stoffa (ma anche ideologico-commerciale), alla portata di tutti. Un modo per vendere il senso di appartenenza ad un marchio.

Il “pirandelliano bucchinaro”

E se qualcuno rivelasse tutto? Un bel giorno. Così, d’un tratto. Si parlerebbe ancora del paladino napoletano? Quello che butta l’arte fuori dal quadro e ci mette la sua felpa e il suo paio di Converse? Quello studiato a tavolino in posti che potrebbero non essere nemmeno Napoli? Quello che dopo un concerto di 6 canzoni, in un evento unico, l’unica cosa che riesce a dire è “ragazzi non vi accalcate”? Magari è di cuore buono. No, quest’ultimo punto è un po’ politically uncorrect…

Liberato è ‘o munaciello. Uno che fa del non rivelarsi un modo di arricchire chi gli sta dietro e di quel suo banale essere senza volto, un modo per influenzare la società moderna, non soltanto Napoletana. Un altro concerto ora, il 9 Giugno, a Milano. In quella città dove la rivista Rollingstones lo intervistò, agli inizi, e chissà come si intervista un’entità (ce ne vorrebbe una al munaciello per chiedergli che cazzo si innervosisce a fare se lo sgami!).

Se rivelavi l’identità del munaciello, questo, ti faceva i peggiori dispetti dopo averti arricchito. Se riveli l’identità di Liberato, invece, smetti di fare arricchire alcune persone e dimostri che il senso di appartenenza ad una cultura napoletana è stata solo una moda di passaggio. Se inizi a pensare, quando scegli la tua musica, magari riesci a non farti vendere ciò che ti spetta di diritto: appartenere alla tua città, come e quando vuoi.

Liberato dopo un concerto di 6 canzoni non è riuscito a dire nulla più di un “ragazzi non vi accalcate”. Sicuri che siamo di fronte a un fenomeno culturale?

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Liberato sei tu, il tuo amico, la tua ragazza. O almeno è questo che passa dall’uomo senza volto: una mossa commerciale venduta come Napoletanità. “Mi sapresti recitare il 5 Maggio?” “Comm! 5 Maggio, te scurdat…” (vedi video sopra di “Alici come prima”)
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