Vorrei stupirmi del fatto che ce ne sono di cose da fare per guadagnare e vorrei farlo perché la sorpresa è sempre interessante, fa stare bene in quanto novità. Eppure non ci riesco. Tutti corrono a inviare i loro CV, chi va a lavorare nell’azienda del padre, chi già lavorava. Poi ci sono quelli che cambiano tutto, cambiano percorso e arrivano a percorrere strade mai pensate o lontanamente immaginate. Nessuno, e sottolineo nessuno, rimane se stesso così come avrebbe voluto, che so, ai tempi lontani delle medie, o quelli in cui il diploma di istituto superiore, era un lasciapassare per la vita da ricchi, felici e strabelli. O magari semplicemente tranquilli.
Forse risiede lì il problema: aspettative.
La tranquillità è un miraggio e aspettarsi qualcosa da qualcuno è totalmente inutile. Di certo avvengono le sorprese, quelle che fanno effetto, ancora, anche a me: un amico felice di sentirti, quello che ti chiama perché non lo segui più su instagram o ricevere una lettera al posto di un whatsapp da chi ci pensa ancora e noi non lo sapevamo.
Possiamo aspettare affacciati alla finestra che accadano eventi simili? No.
Possiamo continuare a porci semplici quesiti di tipo astratto e non provare a cambiare ogni giorno? No.
No e no. Certo, un sì potrebbe starci bene, ma che tristezza dover continuare a mentire a quel bambino nascosto dentro di noi, quel “fanciullino” di Pascoli che ci faceva ridere nelle ore di italiano già per il solo fatto che si chiamasse così: fanciullino. È l’unica cosa che oggi ricordo di Pascoli, così, su due piedi. È ciò che cerco oggi, davanti alla responsabilità.
Sorprendersi. Magari un giorno la scriverò in un libro questa parola. O su un muro.  Smetterò di scrivere per risvegliare quel ragazzino.
Sorprendersi. La scriverò provandola. Sorprendendomi.

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