Lo scivolone di Gianluigi Buffon è imperdonabile.

E qui non ne voglio fare una questione di etica o morale. Sono il primo che si esalta dinanzi ai gesti eclatanti del mondo dello sport.

Ma questo insulto qui è un’altra cosa. Quest’insulto qui è come Barbara D’Urso a Pomeriggio Cinque che manda messaggi alle ragazze che si vendono ai produttori di cinema e spettacolo.

“Io non mi sono mai venduta” potrebbe essere la frase di un Gigi senza barba e con i capelli lunghi nella domenica di Canale 5.

Non si discute il giocatore ma il contesto

Se ne facessimo una questione di bravura ne usciremmo tramortiti tutti. Ognuno di noi che provi a dire a Buffon di non essere stato all’altezza del mondo calcistico, finirebbe sotto un tram fatto di parate, successi, vittorie.

È un portiere straordinario. Senza di lui i Thegiornalisti oggi canterebbero un’altra canzone.

Questa_nostra_stupida_canzone_d'amore
Ho vinto il mondiale da quando ci sei, sei la nazionale del Duemilasei¹.

Campione indiscusso, si è legato a vita ai colori bianconeri senza se e senza ma.

Una bandiera, per chi è nostalgico di quella parte di lessico calcistico di cui si abbondava negli anni ’70, ’80.

Ma è proprio ciò che fa di lui una bandiera, il problema.

Può un uomo, portiere della Juventus Football Club, invocare la sensibilità di un arbitro? Per mezza Italia sì, per mezza Italia no. Perché? Il perché è chiaro: anni di di dubbia condotta dopo Calciopoli.

Il perdóno è per chi lo merita dovrebbero ricordare a Torino.

“Si perdòno due cose. La valutazione dell’arbitro e la sensibilità che ha un arbitro nel gestire la gara perché chiaramente ogni contatto in area non significa che sia rigore, come potrebbe essere dalle fredde immagini. Secondo me, la bravura dell’arbitro sta proprio nel valutare quel contatto. Capire se è un contatto veramente lesivo o meno. In questo momento, secondo me, per ogni protesta o ogni cosa, loro si avvalgono di questo aiuto. Che va benissimo per noi della Juve, perché noi siamo una squadra d’attacco che sta spesso nell’area avversaria².”

“Oggi non avrei fischiato nemmeno un calcio di rigore. Si può dire che forse c’erano entrambi, ma solo nel fantacalcio: nel calcio vero non sono rigori.²

Così Gianluigi Buffon dopo la partita a Marassi col Genoa riguardo l’uso della VAR. Si perdeva la sensibilità del direttore di gara nel valutare un contatto, secondo il portiere. Della stessa opinione Allegri, che magicamente, ha cambiato idea. Poi quel Mercoledì. Il Mercoledì 11 del mese di Aprile. Data già storica per il popolo bianconero, più nera che bianca però. La Juventus dopo una gran rimonta al Bernabeu, aveva eguagliato il 3-0 subito a Torino contro il Real Madrid. Una gran partita dell’undici di Allegri, che al minuto ’93, ha visto le proprie speranze infrangersi contro un muro, anzi un uomo. Il 33enne Oliver fischia rigore al Real Madrid per un fallo di Benatia su Vazquez. Gigi impazzisce, sbraita, vorrebbe divorarsi Oliver. L’arbitro lo espelle per proteste, Gigi continua mentre va via. Ronaldo non sbaglia. È nelle sue corde quel rigore lì.

Gigi avrà modo di dire ai microfoni:

“Non so se lo ha fatto per un suo vezzo e per mancanza di personalità, ma un essere umano non può decretare l’uscita di una squadra. Uno così al posto del cuore ha un bidone d’immondizia. Se non puoi stare in campo in una partita simile, te ne stai in tribuna con moglie e figlia. Non sapeva dove si trovava, non sapeva quali squadre si affrontassero, non conosceva i calciatori in campo, non sapeva un c …! Il Real ha meritato, ma l’arbitro doveva avere la sensibilità per capire il disastro che stava facendo. Non può permettersi di rovinare un’impresa epica”³.

Il fallo commesso da Benatia su Vazquez ricorda quello su Leiva, nella partita all’Olimpico contro la Lazio mentre le squadre erano sul risultato di 0-0. Non il primo fallo dubbio, soltanto uno degli ultimi fenomeni di sudditanza, per metà Italia, verso una delle squadre di proprietà di una delle più grandi aziende italiane.

Chi perde si appella agli arbitri perché non è un vincente. È questo il messaggio che trapela da tifosi, società e giocatori del mondo Juve.

chiellini you pay
“You pay” ha esclamato Giorgio Chiellini ai giocatori del Real Madrid. Poi insieme ad altri giocatori ha provato a disturbare Ronaldo e a danneggiare il dischetto (se questo è possibile). A fine gara dirà, dopo la plausibile critica al Real: “dopo stasera ci meritiamo di vincere il settimo scudetto e la Coppa Italia”. Questione di meriti.

Ultima azione, come fai a fischiarlo quel rigore lì?

Si fischia. Si fischia perché il Madrid è altro potere forte, sul campo e fuori e per la legge del Contrappasso, troverai sempre qualcuno che ti rimetta a posto in base alle tue azioni. Non si è intoccabili ovunque. E tutto sommato, il rigore c’era. Quindi perché non fischiarlo?

“Buffon pretende di non subire un rigore che in Italia, dopo una magistrale rimonta e allo scadere, nessuno gli fischierebbe contro, pena la fine della carriera in Serie A”

Così ha scritto Angelo Forgione, che del fenomeno Juve ha sempre parlato senza peli sulla lingua, dati alla mano, ma finito nel novero di chi rosica secondo i poteri forti del triangolo industriale applicato al calcio italiano. Perché, caro Buffon, finisce sempre così quando ci si schiera contro di voi. Come te, che ti becchi l’abbraccio di Ronaldo di consolazione, mentre noi poveri mortali ne prendiamo uno dal papà che ti guarda negli occhi e ti dice “magari la prossima Domenica queste cose non succederanno”.

È un’offesa all’intelligenza dire che nel calcio le cose vanno così riferendosi ai poteri calcistici, oppure che queste parole sono frutto di una mera fantasia di chi non vince, come tanti e tanti altri. Queste parole, con un pizzico di presunzione figlio di un vittimismo consumato, sono figlie di chi il calcio non l’avrebbe voluto vedere finire in mano a società galleggianti nel mare del capitalismo. Lo avrei e lo avremmo preferito, noi amanti dello sport, come un tennis o un basket mondiale, dove la preoccupazione principale rimane soltanto quella del doping e delle scommesse e non dell’andamento di titoli in borsa. Almeno lì c’entra l’animo dei singoli; li si può provare ad arginare scommesse e doping, li si può combattere, ma i poteri forti no. Non li si combatte. Si scrive urlando in silenzio, come in questo caso. Il tuo era come uno dei nostri urli nel silenzio Gigi, a prescindere dalla validità della scelta arbitrale. L’urlo di un grande sportivo.

Lo stile Juve, questa fandonia de “l’importante è vincere”, è fantasia applicata alla realtà tramite il potere.

Real Madrid vs Juventus FC
L’esultanza di Gianluigi Buffon durante la sfiorata impresa del Bernabeu.

Gigi, certe cose le dovresti sapere, altrimenti non scivolavi come Willy il Coyote su una buccia di banana proposta dalla giustizia sportiva. Le hai fatte tutte quella sera. Il rosso ricordava l’espulsione di Zidane nel mondiale che vincesti, solo che quella aveva un senso, era una reazione ad un’offesa. Quella di Oliver non era una offesa, era sensibilità di voler chiamare un rigore che tu non hai visto perché di spirito sportivo alla Decoubertin hai ben poco. La sensibilità degli arbitri non ce la metti? In questo caso scherzo, ma che peccato sentirtelo chiamare poverino a “Le Iene”. Fa ancora più male del bidone dell’immondizia. Chissà cosa avrà pensato Zidane di te, sul serio, e non in sala stampa a proposito del suo Real.

Sarà che la mia è la critica di un semplice perdente e che lo sport professionistico lo vede dal binocolo, dalla tv e tramite queste parole. Allo stesso tempo bisogna ammettere che lo sfogo umano lì è condiviso da chiunque fa sport, e sa cosa vuol dire vedere la propria squadra uscire ai limiti dell’impresa. Ma dall’alto del mio cuore, lo stesso convinto che il calcio tutto sommato meritava di esser visto grazie a personaggi leggendari come te in quel mondiale, ho da dirti una cosa, la stessa che hai rivolto ad Oliver e molti avranno rivolto a te. Quella metà del paese fatta da perdenti lontani dai campi. 

Gigi, vai a cagare.

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La parata che diede una folata di vento a tutto il marcio del movimento calcistico italiano. L’ultima sera di Zidane, la migliore serata di Gigi Buffon secondo i tifosi italiani, “la” parata, non una parata qualunque. Poi la vittoria mondiale un attimo dopo. Il paese unito per una notte. Una serata da raccontare, come quella di Madrid. L’eroe che parla di epica, ma criticato da metà Italia, quella presumibilmente non calcistica e fatta da perdenti dentro e fuori dal campo. Ma lo si è tutti alla fin fine. Almeno ogni tanto. L’ultima notte europea di Gigi Buffon.

¹La canzone del gruppo dei Thegiornalisti è “Questa nostra stupida canzone d’amore”.
²Eurosport: Buffon contro la VAR. “Non mi piace, sembra di giocare a pallanuoto”.
³Dichiarazioni tratte da Ilsole24ore. Si consiglia pertanto la lettura di due articoli contenenti la dichiarazione e diversi per presa di posizione: Real-Juventus, lo strano caso del signor Buffon (spiegato con Proust)Buffon ha esagerato ma non è ipocrita. Il rigoricchio ha rovinato un’emozione.
Real Madrid-Juventus, Chiellini (“You pay”) rischio squalifica Uefa. Buffon in serie A?

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