Manolas la mette dentro. È il gol che porta all’esultanza di mezza Italia ed è la firma, di una Roma straordinaria. Roma batte Barcellona 3-0. Non è la partita del 2002, e quindi non è neanche la Roma dello scudetto. È una Roma terza in campionato, a pari punti con la rivale storica Lazio, che affronterà nella prossima gara di campionato. Due partite per continuare il cammino in Champions League, ma quella con la Lazio, per assurdo, la più facile. Il Barcellona all’andata ha vinto 4-1. È vero, la squadra di Di Francesco aveva fatto una grande gara, ma quando perdi 4-1, al di là di tutto, esci dal campo e dici bravo! all’avversario.

Edin Dzeko, questo sconosciuto

La partita inizia stramaledattamente bene. Il gol di Dzeko è come si suol dire un lampo a ciel sereno. Stasera si muove, e pure bene. All’andata nonostante il gol, sembrava meritarsi le frequenti critiche ricevute. Una copia di un buon attaccante, nulla più. Ma poi stasera. La sera che ti cambia una stagione. Il gol è poca cosa rispetto alla sua partita. Ogni rilancio dalle retrovie è un pericolo per il Barça. Come lo contieni un treno in corsa?

Giustizia Sportiva

All’andata due autogol romani erano costati la beffa giallorossa in terra blaugrana. Due errori non tremendi, ma dallo stesso sapore della tristezza. A Torino si perde per un capolavoro, la Roma perde per due autogol. Che il calcio spagnolo continua a dominare nel mondo dei club traspare dai risultati, ma Daniele De Rossi, Capitan Presente, Passato e Futuro, ha suonato la carica nello spogliatoio. Daniele non è più il ragazzaccio dai modi bruti a centrocampo e in sala stampa. Piuttosto è l’uomo giusto per la serata della vita, una gran partita e nulla di più, parafrasando le sue parole ai microfoni. È diventato diplomatico Danielino, anche coi piedi. Dzeko va giù dopo l’ennesima sportellata a Pique, che di rabbia quanto di sostanza, lo atterra. Stasera va così Gerard. Rigore.
Eccolo accarezzarlo con gli occhi, quel pallone lì. Uno che di critiche ne ha ricevute tante, a volte anche meritandole, avrà pensato per un attimo Daniele prima di calciare. Quell’attimo in cui mandi via le paranoie dei momenti bui. La calcia. Sbraita. Urla. È un passo verso l’olimpo del calcio Europeo. 2-0. Stavolta è la porta giusta.

νίκη

Chiedere a Manolas cosa significa la parola greca appena scritta. Se il traduttore non mi inganna, la traduzione dovrebbe essere “vittoria”. Non credo, però, che il difensore vi risponderebbe a parole. Bensì di testa, mettendola sul secondo palo, di mestiere e con un’esultanza dagli occhi spiritati. È la Vittoria con la V maiuscola. Il secondo eroe ad aver sbagliato porta una settimana prima, la porta a casa. Il calcio europeo ha preso una piega diversa, per una notte, affogata nelle esultanze che colorano il cielo d’estate, col giallo e il rosso. Due colori che la rendono la Magica, e stavolta non solo a Roma. Che partita allo Stadio Olimpico. L’ha vinta l’A.S.R, la nuova sigla dell’impero pacifico romano: Aò, Straordinaria sta Roma eh?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *