Un vero e proprio inno alla cucina. Viene quasi da chiedersi perché non si è scelto nella vita di diventare chef. Sempre se non ci avete provato.

Il Sapore del Successo, titolo originale Burnt, è la storia di uno chef che ha rovinato tutto. Droga, caratteraccio, vendetta, sono gli elementi che portano Adam Jones dalla splendida Parigi, ad una snob città di Londra, dove il Tamigi non fa che da purificatore di ragù e soufflé venuti male. Adam, chef moderno, è interpretato dall’attore, moderno, Bradley Cooper, che supera il divismo alla Pitt o alla Depp, grazie a un sorriso e a un viso spesso trasandato, un marchio della sua maschera. Cooper sembra fatto apposta per questo film, ricco di cameo interessanti come quello di Uma Thurman, o il cuoco Riccardo Scamarcio, che nel film fa da addobbo ad una cucina che tenta di raggiungere la terza stella Michelin.

La Terza Stella

Se in Italia vanno forte 5 stelle, per gli chef europei (e oggi anche Newyorchesi, di San Francisco o Tokyo) sono fondamentali le 3. Quelle che permettono a uno chef di giungere all’immortalità, alla prodezza culinaria. È un ossessione poter vantare quel riconoscimento, che io, sin da quando ero bambino, non pensavo fosse chissà che. Ma che c’entra la Michelin con la cucina? – mi chiedevo.

Le stelle sono nel piatto, è il motto francese, di una guida stilata da un’azienda di pneumatici. La vita è strana. E lo sa anche Adam, che si porta appresso l’agognata Parigi degli errori sulle spalle: quando rivede Anne Marie (Alicia Vikander) ad esempio, oppure nei suoi incontri con Reece (Matthew Rhys), che ha ottenuto la fatidica stella, ma non il rispetto del suo ex collega. Appare difficile dire di più, soprattutto grazie a Nick Moore e al suo montaggio perfetto, invisibile, che accarezza i piatti, trasforma gli attori in chef, e da un senso al film scritto dall’abile penna di Steven Knight (Peaky Blinders e Chi vuol’essere milionario?) e alla regia di John Wells.

Il film è classificato come commedia, ma è evidente l’ostinata distanza che prende questo film dalla parola genere, in un continuo voler dar senso al mondo moderno della cucina, un mondo cool, strong e anche violento. I cazzotti presi da Cooper li sentiamo anche noi. La violenza di sapere poco, non conoscere mai il guru dello chef o di non vedere l’amata Parigi ci fa male, ci proietta sempre nel fatto che questo è un film, la vera cucina è un’altra cosa. È tutto un assaggio, non la stella.

Come il maitre interpretato da Daniel Bruhl o l’incantevole Sienna Miller. Il loro avvicinarsi ad Adam, in un modo o nell’altro, sono un non mostrare la stima provata per questo, in nessun modo. Helene è semplicemente perfetta quando lo guarda, tra una sogliola e l’altra, tentando di scrutare l’animo tortuoso di quello che è soltanto uno chef che rubava metadone e seminava ratti nelle cucine. Come in quella di Omar Sy, altro personaggio rocambolesco di questa Eneide culinaria, al quale si accompagna la consigliera, l’aiutante, la psicologa Emma Thompson, che in ogni modo tenterà di smontare le convinzioni di Adam.

Un gran bel film per chi per un attimo ha voluto fare lo chef in vita sua, adottandone metodi, ma portando con sé il proprio bagaglio di vita. Un inno alla cucina, che osanna il vero chef e mette in ridicolo i vari masterchef che fanno della cucina un’arte politico-culinaria. La stella è nel piatto, suggeriscono le immagini montate da Nick Moore. E come suggerisce la figlia di Helene ad Adam Jones, assaggiatatelo questo film, come una semplice fetta di torta.

Il-Sapore-del-Successo-

-“Adam Jones al Langham è ora uno dei posti migliori e più interessanti di Londra dove andare a mangiare.”
-Cosa non ti piace? “Uno dei” o “interessante”?”
-Non voglio che sia un posto dove mangiare! Voglio che sia un posto dove… hai mai sentito parlare di orgasmi culinari?

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