Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro. Nato su una stella caduta in Portogallo. Segni particolari: può colpire in rovesciata un pallone che si aggira a due metri di altezza.

“CR7 ci è o ci fa?”, penserà, in qualche dimensione parallela, Zizou Zidane, nel momento in cui Ronaldo divora un gol a fine partita, dopo aver segnato una doppietta storica allo Juventus Stadium di proprietà della Juventus Football Club: di tale proprietà fino a stasera.

Cambio di proprietà

Sì, dal 3 Aprile 2018, la Juventus posa le chiavi dello Stadium tra le mani di Cristiano Ronaldo. Scherzi a parte, almeno per un attimo, giusto il tempo di un volo che sfida la fisica, quel tiro trasforma davvero lo stadio nel CR7 Stadium. La colonizzazione del portoghese è accettata di buon grado dal pubblico bianconero, che non può che rimanere a bocca aperta, applaudire ed allargare le braccia come Barzagli, e pensare: ma questo proprio stasera doveva scrivere la storia?

Come ha fatto? Come può solo pensarlo un gesto simile? Sicuramente è uno che di queste partite ne ha giocate tante, fisicamente è il giocatore perfetto e la sua squadra gli consente di poterle anche solo pensare tali pazzie calcistiche.

La Juve in quel momento lascia il campo. Se il primo gol è un tiro d’esterno impensabile, questo è già il fischio finale. Gli sfottò in Italia saranno tanti, in molti aspettavano il tracollo, l’umiliazione della zebra, la fatidica fine del #finoallafine. Ma quando arriva così, tutto fa un po’ meno male. Meglio perdere contro una rovesciata, che perdere con una propria rovesciata, si veda il gol di Mario Mandzukic nella finale dell’anno scorso nella tragica Cardiff.

Il calcio italiano

Dopo aver esaltato il gesto, subito a dare per finito l’intero movimento calcistico italiano: certo che i giornali e i giornalisti sono la peggiore delle bestie. Il calcio italiano non è giunto alla fine, signori, bensì ha visto la sua squadra maggiormente rappresentativa in Europa, soccombere ancora dinanzi la tenebra bianca dei Blancos, una luce tanto bianca quanto oscura. Hanno trionfato, ancora, e ancora vanno avanti. Come fa il Real Madrid a vincere così tanto? È più forte, stop. È cultura calcistica, potere globale, invincibile fino al prossimo colosso, non si batte.

Il calcio italiano non è la Juve. La Juve ne è una parte, così come il Real è una parte di quello spagnolo. Grandi fette della torta della vittoria nazionale, vero, ma non la loro totalità. La Juve scopre le difficoltà tattiche di un gioco impossibile per decretarsi i migliori in Europa. Il Real non è lo Scansuolo, o la Scansatalanta, come alcuni le hanno definite, è una squadra dove l’unica cosa che conta è vincere, ma non come obbligo da marketing, bensì come obbligo vero. Non vincere per il Madrid è la vera fine, non vincere per la Juventus significa puntare tutto sul campionato, sull’essere i migliori d’Italia, ancora una volta. Il calcio si è globalizzato e i poteri forti in Europa sono altri, leggerà un giorno Max Allegri su un giornale trovato per caso in un bagno di uno spogliatoio della sua nuova squadra. Sarà troppo tardi per tornare su quegli scenari: troppo tardi per le occasioni sprecate per diventare il Roberto di Matteo 2.0.

Un gol educato

Hai il tempo di guardarlo quel gol lì, a qualsiasi altezza o latitudine. Puoi ritenerlo un caso, o una vera e propria magia, esaltarti o rimanere zitto fino ad un mite “vabbè”, ma quel gol lì, se hai visto la partita, lo hai visto in diretta. Ronaldo si comporta come un talento che non si esalta se non ha il fiato di tutti sul collo. L’errore dell’asse del senato Buffon-Chiellini e il mancato gol (parata straordinaria) danno tempo a tutti di girare lo sguardo verso la tv: sei distratto dal cellulare o dalla tua cena fatta tardi perché di ritorno da lavoro? Tranquillo Cristiano Ronaldo ti avvisa. Il cross sembra un pò lontano per il 2-0. Sembra così a tutti, che ora stanno riabbassando il capo per finire quanto iniziato. Invece no. Lui salta come una statua in movimento.

Una rovesciata la sbagli più volte di quante la azzecchi. È un tiro da 3 sulla sirena per i cestisti. Il momento prima di essere eletto presidente. Si alza in volo. Il punto alto della torsione misura almeno 3 metri. Nessuno può nulla. È lui il padrone dello Stadium e della nostra attenzione in quel momento. Quando tocca la palla. Un gesto straordinario. Un capolavoro d’arte in movimento.

Tutti ricordano la figurina Panini, Carlo Parola in torsione, in un carpiato difensivo diventato storia. Parola giocava da quelle parti, stessa maglia solo con le righe più larghe. Il tecnico gli disse quando arrivò a Torino che da attaccante non sarebbe stato bravo quanto difensore. Quella scelta migliorò la sua carriera, e ancora lo riportiamo alla mente oggi, dinanzi ai capolavori sportivo-artistici chiamati rovesciata. Alcuni lo chiamano caso, altri magia. E Ronaldo questa storia difficilmente la conoscerà. Eppure…ci sarà sempre un nesso tra caso, magia e fenomeni. E il brivido provato dinanzi a gesti come questi, è pregio di chi con le proprie giocate, per un attimo, zittisce e unisce il mondo.

Cristiano Ronaldo. Segni particolari? Tutto.

Juventus F.C. – Real Madrid C.F. : 0-3

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