Andare via, restare, partire, a malincuore ricominciare.
In tanti si chiedono cosa fare e cosa accadrà: un governo populista?
Beh, anni fa per questa parola hanno lottato.
“Potere al popolo” era il grido, come il nome del partito che oggi rappresenta l’ideale di sinistra preferito dai giovani.
“Io un voto così giovane non l’avrò più” penso. E mi rattristo.
Mi rattristo a pensare che chi è vicino al popolo lo fa solo sulla cresta dell’onda.
“Ma sei pro-sinistra?” qualcuno mi chiederà. No, non sono né pro-sinistra, né pro-destra, e vi confesso che la parola populista, prima di essere ingabbiata in termini come razzista, bigotta, fasulla,… mi piaceva.
Mi piaceva quando di politica non mi interessavo, ma di idee mi cibavo. Di nascosto guardavo V per Vendetta, filmati di Allende e sognavo lavoratori meno scontenti. Sognavo di passare più vacanze con papà, la mamma e tutta la famiglia.
Articolo 1 della Costituzione Italiana:
“l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro.”
Sul lavoro, ma non sulla felicità. Magari fosse stata la felicità. Non avremmo dovuto preoccuparci di avercelo quel lavoro. Il lavoro non lo puoi trovare sempre, la felicità, invece, almeno ogni tanto sembra che ce l’hai.
Ma non sono di sinistra. Non sono di sinistra perché la sinistra è solo un desiderio che devi coltivare: “i bambini sono di sinistra” e i politici fanno i politici. Mica si può ascoltare il vagito di tutti?
Non sono di sinistra perché ho votato e sono sempre stato dalla parte dei 5stelle, soddisfatto, col sorriso a 32 denti, come se stessi io in prima fila. Ma l’ho fatto incazzato, perché come ha scritto un articolo del Corriere, contrario al partito stesso, ma cogliendo il punto: “«Avimmo ‘a sfucà tutt’ ‘o tuosseco ca tenimmo ncuorpo».
Sì. Nu ntuosseco, che dura da 150 anni e passa.
Ho votato per l’assistenzialismo? No. Ho votato perché era l’unica realtà? Un po’ sì. Non ci stava la sinistra, era sepolta quella.
Il mio è stato un voto di speranza. Un voto che mi ha quasi emozionato e commosso più della fine degli esami all’università.
Ma non posso parlare di vittoria. Il sistema è caduto sì, ma si è rialzato, più brutto di prima.
Si è rialzato con la faccia di plastica di Silvio Berlusconi: brutta, triste, ripugnante come quella che si arrabbiava con Enrico Mentana.
Si è rialzato con la faccia di Matteo Renzi: stanotte ha perso, ma ha anche vinto con se stesso. Era troppo importante dare dimostrazione di forza: chi non cade si rialza! È pronta la poltrona ribaltabile Matteo. Beato chi so fa er sofà.
Si è rialzato con la faccia di Matteo Salvini, narrastorie di professione, capace di essere il primo ufficialmente a calciare nel deretano berlusconiano, come mai nessuno. Ora non resta che guardarsi attorno e raccattare neopopulisti come lo spazzatore delle 7 di mattina che stacca gomme spiaccicate da terra lasciandone i resti. Quei resti poi se li magnano gli uccellini, cioè noi. Cioè quelli che quando ora vedono un immigrato col telefono in mano, possono tranquillamente digitare il numero VERDE. Scusate la battuta e il maiuscolo.
Di Maio, Di Battista, e “Di” Grillo mi fanno gran simpatia. Ho votato anche per questo, non lo nego. Ma ho votato loro soprattutto per la trasparenza. La trasparenza che potrebbe occultarsi in breve tempo, ma nella quale valeva la pena credere in mancanza di alternative.
Ma nemmeno la trasparenza momentanea paga. L’unica cosa che paga e si paga e l’intelligenza e il voto.
Connubio perfetto per la destra e il PD: in Comune, davanti a me, hanno venduto il voto per qualcosa che vale come “popcorn e patatin”.
Ma non me ne andrò da questo paese comunque vada.
Non mi lamenterò per così tanto tempo qualora dovesse accadere il peggio.
Scriverò soltanto un po di più.
Cercherò di coltivare qualche idea, con la speranza che fare il proprio dovere, ovvero PENSARE, sarà la piccola soluzione per questo enorme problema: in Italia si vota il razzismo.
Pensare per poi fare.
E se proprio dovesse accadere Salvini Premier…col cazzo che mi staccate dalla mia terra. Siete convinti possa spaventarmi una ruspa? Non mi ha spaventato crescere in una periferia abbandonata da tutto e da tutti, figuriamoci se mi spaventa la lega…Nord.
Mattarella, siamo nelle tue mani.
di maio salvini
(fonte foto in evidenza: Il Tempo)
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