Ciro Di Marzio in Bulgaria, Gennaro Savastano che scopre l’imprevedibilità del mondo criminale, Scianel e Patrizia che fanno il loro ritorno in scena e Sangue Blu, la nuova comparsa criminale che prende il nome di Enzo Villa.

Questi sono gli eventi fondamentali per entrare nei meandri del crimine napoletano rappresentato nelle prime 4 puntate della terza stagione di Gomorra – La Serie.

Eliminato Fortunato Cerlino nei panni di Don Pietro, Napoli è vittima di nuove guerre e soprusi della cammorra organizzata. Organizzata mica tanto: in questa serie sono, sì, rappresentati i “potenti”, ovvero quelli che si dividono Napoli seduti a tavolino (credevate che dopo Cutolo il crimine non fosse più così?), ma c’è anche spazio per volti nuovi che fanno del gruppo e dell’omologazione un elemento fondamentale per contendersi il potere.

Ciò che balza agli occhi in questa nuova serie è sicuramente la bravura nel narrare una serie, in passato a tratti Shakespeariana, a tratti da popolino, in maniera nuova: il marketing ha fatto da padrone in campagna promozionale (e ora sui social), ma adesso conta la qualità. Eh sì, per fare una serie che duri nel tempo è necessario tenere alta l’attenzione per un bel po’ e se, il successo sembra in ogni caso assicurato, adesso non si scherza più.

Claudio Cuppellini firma i primi 3 episodi dove ci si ricollega al passato per poi chiuderlo definitivamente. Gennaro lascia che Ciro si sbarazzi di Malammore, e poi lo lascia andar via. Un uomo finito il Ciro interpretato da Marco D’Amore, privato dei suoi affetti dalla sua voglia di potere. Eppure Cuppellini ridisegna il personaggio ancora una volta, nella terza puntata, mostrando la vita nuova di Ciro sotto il bulgaro Valentin. Ciro è l’elemento centrale della puntata, il cardine con ciò che si è visto e ciò che non c’è più: è il giro di boa di Gomorra – La Serie. E in questo giro si infila Enzo Villa, interpretato da Arturo Musella, che vuole truffare il capo dei bulgari, racconta di essere nipote di un camorrista importante chiamato Il Santo, ma riceve una sonora lezione da Ciro Di Marzio. Ciro scopre della sua truffa dei soldi falsi, ma non lo ammazza. Preferisce mandare a casa o’ wagliunciell, che alla fin fine in questo mondo c’entra ancora limitatamente: fa solo chiacchiere.

gomorra
Ciro Di Marzio e Gennaro Savastano di nuovo “dalla stessa parte”, nella terza serie di Gomorra

Sucutato¹ come diremmo in Napoletano,e umiliato dal figlio di Valentin, Mladev, Ciro capisce che quello non è il suo posto. Non deve esserlo. E in un capolavoro di luci, location e inquadrature, Ciro lascia Sofia nel sangue e in dialoghi che hanno un impatto emotivo unico dato il suo vissuto. Ha ancora tempo per salvare una delle prostitute che era costretto a gestire, il tempo di giocare con i dadi del destino per purificarsi un’anima che è pronta di nuovo a macchiarsi. Se Cupellini è straordinario nella terza puntata, nella quarta Francesca Comencini è costretta a tenere alto il livello. E c’è un’altra caduta: la caduta di Gennaro, ormai convinto di essersi liberato del suocero boss Avitabile interpretato da Gianfranco Gallo. La Comencini coadiuvata da un’ottima sceneggiatura, lascia che quest’ultimo torni a Napoli con la bava e il sangue alla bocca, dopo essere stato privato della sua famiglia dal suocero, e aver visto cadere i suoi ultimi fidati² per mano dello stesso Giuseppe Avitabile. Nel mezzo di tutto questo sguazzano in maniera diversa Patrizia (Cristiana Dell’Anno) e Scianel (Cristina Donadio), cagne rabbiose per motivi diversi e con ideali diversi, ma unite da una sola cosa: il conoscere la strada.

Gomorra – La serie terza stagione per adesso è un capolavoro. Un lavoro registico, antropologico e sociologico che disegna la Napoli che nessuno vuole o sa disegnare per davvero. Girano soldi a profusione, c’è il Roberto Saviano sceneggiatore che tanti denigrano e accusano e c’è il sangue che non fa da esempio. Eppure il male è meglio raccontarlo o occultarlo?
Perdonate la parentesi nazionalistica, ma Gomorra adesso va visto, in quanto è una realtà parallela a quella Napoletana a tutti gli effetti. E guardatelo senza moralismi che sarà poi la strada a mettervi paura se abitate da queste parti: state senza penzier³ per due ore a settimana.

Sucutato¹: s.m. – scacciato, mandato via, essere allontanato 
fidati²: p. m. -espressione in uso tra i napoletani più giovani, un/a ragazzo/a di cui ci si fida ciecamente, un braccio destro
state senza penzier³: il motto della serie, “stai senza pensieri”, non ci pensare.

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