Ti vestisti
di Rimmel
e sorrisi
in una notte
non avente
più niente
da dire.

Diamine
se era bella
la tua faccia
truccata
a festa
per la sala
Morente
dei lamenti soliti
di cui muoiono
I Sabati Sera.

Preferendo il tuo
fare
a chi ti invitava
ballare,
desti
una lezione
Di vita
A chi cercava
di capirne
di ballo;

e così,
il vuoto
lasciato
attorno a te,
ricordava
alle “ciurme abbordaggio”
che non erano cosa tua,
il tuo cuore
era un tumulto
troppo difficile
da tollerare.

L’odore passato
del “ti va di restare”
valeva più
dello sfarzo
portato
alle idi di Marzo
del sapore rimasto
di pelle e sangue
strappata
dai morsi
del simpatico
scherno;

e ora non sai più
se lo ricordi
in evitati discorsi
per non affogare
i trascorsi.

La gente
non capì
e non lo farà mai,
ma quella sera
come tutte le altre,
non aveva e
non avrà colpe:

il sapore
del tuo sorriso muto
in un nobile divertirti,
non è di bisogno
esaltare,
né di esperienza
Peccare.

È
solo i tuoi occhi
solo la tua bocca
solo il tuo viso,
senza così tante
spiegazioni.
L’unione perfetta
di carezza
già persa
tra gioia e
tristezza.

In volto
ma non in petto,
l’unica cosa
ti importi
è
questa notte,
il suo ricordo
e
quell’accompagnare
i tuoi passi
sfuggenti
in un bagno,
per i fiori e la vergogna,
vomitare.

Lo hanno capito
fino oltre
il separé di quella toilette
divisa tra il mondo esterno
e te:
se lui ti rendeva
ogni
sera
diversa
valeva la pena
ostinarti
a cercare
te
stessa?

Ma la risposta la conosceva soltanto
quel lui, ovvero io,
un po’ meno tu,
e il male che ci siamo fatti.
Il dolore rimasto
senza nessuno accanto.

samuel-zeller-74983.jpg

Il dolore rimasto
senza nessuno accanto.

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