Se siete nati in una famiglia che vi ha improntato all’etica dello sport, sin dalle vostre prime frasi di senso compiuto, allora questa domanda non ve la siete mai posti. Se invece per voi non è stato così, beh… è ora di porvi subito la doverosa questione:
lo sport è considerabile un’arte?
Assolutamente sì e per più ragioni.
L’arte è un qualcosa che sfugge alla razionalità, qualcosa che si dice nasca dall’anima, un atto estremamente preciso ma diverso a seconda del soggetto che guarda l’opera in questione. Per farla breve.
Lo sport è l’insieme di attività che unisce agonismo e capacità fisico-psichiche nei soggetti che praticano, sviluppando in essi competizione, determinazione, estro e genialità.
Due definizioni apparentemente lontane, ma che possono assimilarsi nei momenti di grande tensione che possono aversi per esempio nei giochi olimpici. Il momento in cui lo schermidore ha pochi secondi per scalfire il giubbetto dell’avversario dopo 4 anni di allenamento e deve inventarsi qualcosa di unico per poter concludere il suo atto. L’uomo che cerca di essere il più veloce di sempre e si volta indietro quasi ignorando il momento che tutti osservano. Momenti di una tensione unica che tengono alta l’attenzione di paesi e persone che si interrogano su ogni aspetto di quei momenti unici.
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È vero anche che lo sport ha perso gran parte del suo valore Decoubertiniano. Piccola parentesi, Decoubertin è l’inventore dei giochi olimpici, uno che aveva il sogno di far competere le nazioni pacificamente e per ludo, piuttosto che nelle guerre. Quello che… “l’importante non è vincere, ma partecipare”! Sì, proprio lui.

“Per ogni individuo, lo sport è una possibile fonte di miglioramento interiore.”
Pierre de Coubertin

Lo sport, vittima del processo economico che ingloba tutto ciò che può dare profitto, ha quindi bisogno di un processo educativo non indifferente. Per far sì che sia utile a livello pedagogico, lo sport necessita di un lavoro che inizia sin dalle scuole, tramite persone che quella frase famosa del “partecipare” la sappiano insegnare, senza essere personaggi convinti che sapere qualcosina di uno sport li renda superuomini.
Lo sport va insegnato come quell’ebbrezza che può darti quel momento artistico di cui parlavamo prima. Quel momento in cui l’arte del corpo si unisce a quella competizione. Quel momento in cui si vince prima di tutto la sfida con se stessi. Quel momento in cui si sfida il razionale per il mistero dell’irrazionale. Ricordandoci che lo sport è una marea di cose: non solo calcio o quello che fa in tv.
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