Nella funicolare di Napoli, appena riaperta dopo più di un anno di lavori in corso (leggetelo con toni scabrosi), ho avuto una serie di pensieri tutti collegati al terrorismo.
Improvvisamente volevo gridare Allah akbar. Non avevo nessun dispositivo, né voglia di uccidere tranquilli. Ma una strana voglia di toccare parole difficili da ascoltare, mi invadeva il corpo.
Come quando da bambino la mamma ti dice di non tirare i capelli a tuo fratello, e te che neanche te lo cagavi prima, sei lì a punzecchiargli il cuoio capelluto.
La cosa buffa è che poi quando guardavo qualcuno di etnia diversa dalla mia, magari di carnagione dal marroncino in su, pensavo sempre avesse una cintura esplosiva, anche se mostrava lo stemma Louis Vuitton.

 

Streets of Naples (Napoli). Naples, Campania, Italy, South Europe.
Napoli, Via Roma

Di punto in bianco ero a via Roma, e un militare fermo a guardare una serie di sprazi di vita napoletana davanti a sé, aveva un mitra o fucile d’assalto, non so definirlo.
Mi sembrava un giocattolo. Un giocattolo che può uccidere. Eppure un altro pensiero, forse più perverso, apparve nella mia mente. “E se mettessi un dito lì dentro?”.
Penso di aver immaginato almeno 15 scenari diversi, tra cui uno dove avrei fatto invidia a mettete i fiori nei cannoni e un altro dove finivo spiaccicato al suolo come un moscerino su un parabrezza.
Non contento, la mia fervida immaginazione, di ritorno a casa, di fronte alla polizia municipale ha avuto la tentazione di rubare la pistola di uno dei due, intenti a fare multe. Cazzo, l’ho pure presa una volta una multa qui.
Ma il senso di tutti questi pensieri beceri, sciocchi, stupidi, da dove nasce?
Questo post si rivela quindi la mia psicanalisi. Un testo come assunzione di colpa di pensieri che nella società mi avrebbero etichettato come futuro omicida, terrorista, distruttore del bene di stato.
Stato. su questa parola vorrei soffermarmi un attimo.
Se ve la fate di Garzanti, avete un’idea di quante definizioni della parola stessa esistano. Un’infinità.

“Entità politica e giuridica, espressione organizzata della vita civile di una comunità nell’ambito di un dato territorio, sul quale esercita il potere sovrano.”

A me è sto potere sovrano che suona male. Perché un potere sovrano, per quanto sia necessario per garantire la pace, mi disturba di indole. Assicura la pace con le armi? Allora cambiamo il senso delle parole stesse. Perché è dalle parole che l’immaginazione prende corpo e assume svariate forme, come quell’assurda che vi ho descritto pocanzi.
‘sto stato, mi da l’impressione, giusto un po’, di privarmi di pensieri spontanei, miei. Pensieri che abbiano un valore attribuito da me.
E allora mi dico che la mia momentanea schizofrenia, che quel giorno custodii come si custodiva la cronologia dei computer fissi dei maschietti, è figlia di un voler scoprire il limite della paura.
Mia, e degli altri.
Tra le varie definizioni di terrorismo, c’è quello salutario:

“Norma di comportamento imposta coi modi dell’intimidazione e del ricatto.”

Una sorta di estorsione, e io così mi sento, quando mi propinano cazzate da dire e da incorporare. Se mi dicono che è caduto Giannino in mezzo Piazza Troisi, io devo andare a vederlo di persona per crederci un po’. Non perché non creda alla signorina della televisione, anzi è pure carina. Ma non credo a chi le scrive i testi, perché come diceva Moretti, “le parole sono importanti”, e questi signori lo sanno.
Lo sanno quando ci raccontano storie strazianti di persone uccise da terrorismo e criminalità, ma non gliene frega un cazzo di questi, ma vogliono condizionare noi. Perché noi abbiamo paura di fare la fine dei polli, e ci muoviamo come gallinelle impazzite se lo strato sovrano ci dice che ad A corrisponde una reazione uguale o contraria.
E abbiamo pure ragione.
Abbiamo ragione quando ci scordiamo egoisticamente, che il mondo oltre l’Europa (nel nostro caso) finisce. Là inizia una bambagia che non ci importa. Cazzo sono, se non delle bestie d’oltralpe? Oltralpe per mo’ di dire ecco.
No. In questo caso non abbiamo ragione, ve lo dico io. Sì, se lo leggi con un pizzico di presuntuosità non ti sbagli.
Ci sbagliamo perché l’unica cosa che ce ne fotte del giardino del nostro vicino e se magari legalizzano l’erba nel mondo o esce un film nuovo degli Avengers negli Stati Uniti. Questo sì che è un errore grande quanto una casa.

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Le spiagge non esistono solo in occidente. Così come la storia. Su, una vecchia foto della spiaggia di Mogadiscio.

In Somalia c’è stato quello che qualcuno ha definito l’11 Settembre Somalo.
276 morti.
La matematica delle cifre mi fa paura in questi casi. 276 poteva essere 275, 420, 506, ma la reazione potrebbe essere la stessa. Eppure ad ognuno di quei numeretti corrisponde un lamento, una madre che ti dice che va tutto bene, la voglia di fare sesso, la fame, i sorrisi, gli amici e tutte quelle cose che rendono un umano vivo.
A tutte quelle cose andrebbe dato il merito di essere raccontate dallo stato sovrano, quello che si dimentica, affinché questi eventi si riducano al minimo. Così potremmo smettere di definire la pace utopistica, e raccontare ai nostri figli che il mondo è un posto carino in cui vivere.
Ma questi sono i pensieri di uno che l’altro giorno ha rischiato per tre volte di essere un pericolo nazionale, e questo fa più notizia di chi rimane steso al suolo, fuori dal nostro giardino.

P.S.: chiedo scusa per il titolo utilizzato in apertura. È una di quelle tecniche usate per portare maggiori letture, ed è mio desiderio creare argomento di discussione con chi da qui passa. Il mio piccolo urlo di protesta, alla situazione odierna che oggi colpisce sia i malcapitati che chi osserva, mi ha portato a quel titolo. Nessuna sindrome da Cesare Battisti o da Al Baghdadi. Il mio punto di vista è esattamente l’opposto.

“Un camion-bomba è saltato in aria a Mogadiscio, capitale della Somalia, provocando decine di morti e di feriti. L’esplosione, intorno alle 14.40 italiane, è avvenuta vicino al ministero degli Esteri e al Safari Hotel, che in parte è andato distrutto. Le forze dell’ordine locali riferiscono di un secondo attacco nel quartiere di Wadajir (nel distretto di Madina), nei pressi della vecchia sede della compagnia aerea nazionale, la Somalia Airlines. Sarebbero due le persone morte in seguito a questa esplosione.” (Fonte La Repubblica)

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fonte: La Repubblica
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fonte: La Repubblica
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fonte: La Repubblica
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Hassan Sheikh Mohamud, ex presidente Somalo, a La Stampa, nel 2013: «Sono due le cose che voglio dire agli italiani. La prima è che negli ultimi 22 anni molti di voi sono morti in Somalia per appoggiare i somali ed è per questo, che a nome di tutti i somali, vorrei porgere le mie condoglianze a quelle famiglie italiane che hanno perso i loro cari in Somalia, che hanno perso la loro libertà in Somalia, spinti da un unico scopo: aiutarci. Ci spiace molto. L’altro messaggio che vorrei condividere con gli italiani è questo: guardateci, siamo di nuovo qui, dopo 22 anni torniamo in Italia e guardiamo a voi italiani e al vostro governo perchè ci appoggi. Nessuno è nella condizione e nella posizione migliore per aiutarci. Questo grazie alla conoscenza, al legame culturale e a quello storico che ci lega. Oggi l’Italia può di nuovo tornare a ricostruire lo stato somalo, così come è stata l’Italia ad aiutarci a crearlo 60 anni fa. C’è una nuova possibilità e vi chiediamo di farlo, per dar modo ai somali di risollevarsi».
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