L’ape conosce la sua fine quando punge.
Così, l’ape Usain Bolt ha sfoderato il suo pungiglione chiudendo una carriera che non ha eguali in nessun altro sport.
Eppure l’atletica, con quei 100 metri, appare come lo sport più nobile del mens sana in corpore sano.
Chi di noi non si emoziona ad acclamare “l’uomo più veloce del mondo”?
È un brivido ogni volta che è ai blocchi.
La pistola da col suo sparo il via e gli atleti partono come gazzelle, in una danza perfetta, dove corpi disegnati da Michelangelo raggiungono velocità massime per delle statue umane.
Usain ha scherzato con le leggi dell’anatomia, burlando la fisica con le sue partenze lente e delle gambe che in un passo fanno 3 metri.
Sono sicuro che Bolt i 100 metri li ha corsi in 9 secondi o meno quando ha beccato la giusta partenza in uno dei suoi allenamenti, ma da signore dello sport, non ha voluto scherzare con il globo che corre meno veloce di lui.
Il suo girare la testa a destra e sinistra, il suo rallentare, sono l’emblema di quanto detto: perché privare la terra di una sfida ai record?
“Sono solo un uomo” ma io ti dico che sei stato un ape. L’ape regina di questo alveare di piedi in movimento veloci come le api che vedono il miele al traguardo.
Ieri hai punto e per un pungiglione è sempre la prima e ultima volta.
Tu che hai amato il pericolo ogni volta, rischiando sconfitte per dei sorrisi a denti bianchi, ieri non hai perso la tua ultima gara, ma hai permesso alla giustizia sportiva di fare il suo corso:
-Coleman si è affacciato a questo mondo come futuro dominatore;
-Gatlin è l’uomo della redenzione, che ha vinto dopo aver sbagliato tutto, correndo sotto i fischi, lasciando che il vento del suo passaggio cancelli gli aloni del passato oscurato dal doping;
-Bolt, il re, ha avuto l’immagine che meritava: l’inchino di Gatlin ai tuoi piedi è la più grande immagine sportiva tra campioni degli ultimi anni.
E su quell’inchino chi ama la velocità abbassa la testa, mentre l’ape regina, il re dei 100 metri, posa i panni dell’atleta, per avere quella che hai chiamato una vita normale.
“Vola come una farfalla, pungi come un’ape” diceva lo sportivo più iconico di sempre.
“Vola e basta”, mi ha detto invece quel tuo ultimo sorriso da atleta, “che se saprai farlo, riuscirai a non cadere.”

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