Il sorriso è quello di un papà, che come consigliava una canzone degli Stadio, non deve piangere mai. Quel papà non regge, perché troppo felice di vedere i suoi ultimi due figli entrare in tribuna. Tutti lo elevano a qualcosa che vada oltre l’uomo, ma lui sa di essere soltanto questo: un uomo, che non ha smesso di crederci mai.

L’entrata è prevista per le tre del pomeriggio. Il corridoio che porta al campo è quello dei più lussuosi e pregni di storia del gioco del tennis. Siamo a Wimbledon e Marin Cilic è fermo ad aspettare il suo sfidante Roger Federer, uno che qui ha vinto 7 volte, ma che ha è stato annientato proprio da Marin nel 2014 in semifinale degli Us Open. Testa avanti, non c’è spazio per le cordialità: quando arriva Roger è un nemico, ed è giusto sia così.

L’ingresso in campo è dei più sentiti, il pubblico sa già con chi schierarsi, la voglia di vedere il sette volte campione rialzare la coppa è più forte di qualsivoglia istinto.

Cilic non è né uno sciocco, né uno sprovveduto e questo si sa.

Siamo alla finale di Wimbledon e non si può regalare nulla.

Il croato annulla subito una palla break nel primo game, ma è centrato e dal fondo del campo si mostra più in forma del suo avversario. Più che vera e propria questione di forma, è questione di emotività. Federer è nervoso e la sua prestazione lo costringe addirittura a due doppi falli nella prima metà del set (nel torneo ne ha commessi 10 in 6 partite) e qualche urlo di troppo, che è la sottolineatura di una paura che colpisce anche i più grandi.

Roger annulla palla break al croato sul 2-1. Al cambio servizio Roger cambia registro. Non è il Federer versione Australian Open di quest’anno, ma un Federer esperto, che trova nel back un modo per portarsi ad avere ben tre palle break. Alla terza, ecco il break, il distacco. Nel game c’è stato il punto più bello del match dove Cilic riesce a recuperare una palla corta che costringe Roger a ribattere la palla dall’altro lato del campo col polso. Marin cade e non la recupera. Questa caduta è già il giro di boa.

La tensione si taglia con un coltello e Cilic vuole rientrare in partita. Sta giocando addirittura meglio dal punto di vista della sostanza, ma meno nella costanza che è priorità oggi del favorito. Si aggrappa al match ma improvvisamente appare calato, tanto che Roger lo breakka ancora su un doppio fallo. 6-3 il punteggio della prima frazione di gioco.

Da qui la partita è un assolo e Cilic si disunisce. Ma non nella mente bensì nel corpo. Sul 3-0 Federer, al cambio campo, Cilic inizia a piangere. È una scena che non vorresti vedere mai. Piange a dirotto, e chiunque abbia calcato qualsivoglia campo, sa cosa vuol dire fermarsi per infortunio. Forse quella caduta ha accentuato qualche problema già presente al piede, forse altro. Fatto sta, che nel giorno più bello della sua vita sportiva, il fisico lo abbandona.

Eppure su questo centrale, ritirarsi significherebbe perdere non una, ma 1000 volte, soprattutto se è la finale di Wimbledon. Marin regge, si rialza e ci prova, tra una lacrima e l’altra. Eroico.

Federer da quello altro lato è costretto all’impassibilità: esternare il proprio dispiacere potrebbe costare caro alla propria partita.

È 6-1 Federer, quando arriva l’intervento dello staff medico per Marin. Antidolorifico e massaggio sembrano la sua ultima speranza.

C’è di nuovo una partita nel terzo set, con Federer che inizia a pensare seriamente alla coppa e Cilic che manda un segnale importantissimo: mai mollare.

L’antidolorifico è ormai in circolo quando l’appuntamento con la storia ha lasciato spazio a una Domenica da cocktail e racchettoni. Ma Cilic e Federer non lo sanno, soprattutto quest’ultimo che si accinge a chiudere le ultime speranze del suo avversario. Nessuna pietà dinanzi alla obbligata vittoria. Arriva il break. Si aspettano solo le braccia al cielo, che arrivano sul 6-4. Non ci sono più le parole per descrivere questo campione, che aiutato anche dalla sorte, trova l’epilogo più semplice del suo torneo. Meglio vincere lottando, ma questa vittoria è frutto di un cammino strepitoso, che non può che essere ammirato a bocca aperta e occhi lucidi.

Roger esulta pacato, mostrando il suo lato sensibile alla sfortuna del suo avversario. Cilic si congratula, ma c’è ancora tempo per degli straordinari titoli di coda. Dal box Federer appaiono le coppie di gemellini. Federer prova in tutti i modi a non commuoversi, ma non ce la fa. Il campione si fa uomo, ed è il regalo più bello che fa a questa giornata.

Piangere non è da deboli, se quelle lacrime sono miste a sudore e sacrifici.

“Se credi di poter andare lontano, puoi raggiungere i tuoi obiettivi” dirà durante la premiazione.

Banalità che detta da lui, ha un altro peso: il peso dell’essere umani. La bellezza di essere umani.

Roger Federer – Marin Cilic 6-3 6-1 6-4
P.S.: un ringraziamento speciale a coloro che hanno seguito il torneo su questo blog piuttosto che su siti più famosi. Grazie.

Tutti gli altri racconti del torneo:

DAY 1: I primi caduti e una nuova stell(in)a

DAY 2: Mistero Dolgopolov, look Lahyani: mamma non voglio giocare!

DAY 3: Tennisti una volta l’anno

DAY 4: L’importanza di chiamarsi Federer

DAY 5: Solo una “polpetta bagnata”

DAY 6: Il ruggito dei leoni

DAY 7: Di Muller, non ricorderemo solo lo yogurt

DAY 8: “Cade la pioggia ma che fa?” C’è il tetto

DAY 9: Lettera a Roger Federer: il Maestro

DAY 10 & 11: La solitudine dei numeri primi

DAY 12: La donna che batté Venere e vuole ballare con Federer

Video: Wimbledon è come una donna

“Lo sport è qualcosa che va oltre lo sport.”
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