“Rimasero tutti e quattro in silenzio per qualche secondo. Sembrava che ognuno stesse pensando al motivo che lo teneva inchiodato lì.”

Un paio di righe di un libro in Italia molto famoso, mi hanno portato alla mente cosa penseranno i 4 finalisti dei due tornei di singolare più importanti al mondo prima di fare il loro ingresso sul Centre Court.
Sotto il famoso verso di Kipling, grondante di storia e sangue.

Roger Federer affronterà Marin Cilic.
Venus Williams se la vedrà con Garbine Muguruza.
Venus,  la Venere nera. Ha superato la favorita Konta, sta tenendo alti gli onori della famiglia e adesso affronterà Garbine Muguruza, che le promette futuro sudore e sacrificio.
Venere può invecchiare?
Forse no, ad Afrodite il verdetto, un Afrodite da bellezza da campo.
Forse manco tanto Afrodite, se il gusto personale di chi osserva ha canoni stilistici e estetici diversi dai chi la ammira, ma lei quelle voce non le sente e per almeno due set si sentirà bella e brava. Che poi…

Roger invece rallenterà mai la sua danza? La risposta qui è inequivocabile: no. Almeno nei nostri occhi. Uomo, capace di evolvere il suo gioco in base alle sue idee e allo scorrere incessante dei tabelloni targati Rolex. Game set and Match Federer è l’infinito verso che è toccato sentire a Tomas Berdych, dopo un eccellente prestazione. Ma eccellere non basta davanti a sua eminenza, e il ceco china il capo, non per l’incoronazione, ma per la triste eliminazione.
Chi può fermare il “sogno Federer”, ora che anche il raffreddore sembra non poterlo fermare? Marin Cilic. Marin ha battuto Sam Querrey in quattro set e sogna di elevare il gioco ai livelli dello Us Open 2014. Può battere davvero Federer? Sulla carta sì. Giornata buona, giornata no dell’avversario, una palla, un gesto di stizza, il pubblico: tutti fattori necessari per reggere e provare a superare il confronto. Oltre a San Servizio.

Sono lì.
Le due donne, Sabato.
I due uomini, Domenica.

Tutti e 4 a pensare quale motivo lì tiene lì.

Quale motivo li porterà a conoscere “sconfitta e trionfo e affrontare quegli impostori allo stesso modo”?.

Il libro sopracitato era “La solitudine dei numeri primi”, quei numeri soli, che nessun numero è capace di dividere.

Essere campioni è proprio essere unici, dei numeri primi, diversi.
E quella diversità, è la più dolce, sempre se si conosce il motivo che tutto muove nell’amore spensierato e disperato per il gioco.

Venus Williams – Johanna Konta 6-4 6-2
Garbine Muguruza – Magdalena Rybarikova 6-1 6-1

Marin Cilic – Sam Querrey 6-7(8) 6-4 7-6(3) 7-5
Roger Federer – Tomas Berdych 7-6(4) 7-6(4) 6-4

federer.png
“I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri.

 

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