È tempo che la luna inizi a fare la sua seria presenza in questa prima serata inglese. Un uomo, sulla 30ina, sta firmando autografi con il volto provato.

L’uomo in questione da l’impressione che ben presto tornerà ad accogliere nuovi sorrisi. Lui, è Rafael Nadal, spagnolo, eliminato al quarto turno dal suo avversario Gilles Muller, nella 140esima edizione dei Championships.

Una vera e autentica battaglia, terminata a favore del lussemburghese 15-13 al quinto set. Un quinto set che ha lasciato attaccati al maxi-schermo gli appassionati della vecchia Henman Hill, oggi Murray Mound. Impossibile staccarsi dallo schermo. Farlo equivarrebbe all’interrompere una cura di antibiotico durante un’influenza.

Gilles esce veloce dal campo, ai microfoni dirà:

“non sono ancora consapevole di cosa ho fatto” riferendosi alla vittoria.

Ma lo sguardo rimane ancora per un po’ su un campione di sportività, uno di quelli che non accetterà mai dentro di sé, l’idea di perdere, mostrando oggi uno dei momenti più puri di questo torneo.

Tornando alla partita, oggi non c’è stata Federer-Roddick o Isner-Mahut che tenga. Partite rimaste nell’immaginario collettivo come autentiche e vere battaglie di punteggi e nervi. Ma quella di oggi, è una vera e propria contraddizione tennistica: due tennisti più diversi di così sullo stesso campo non potevano esserci. Nadal è il tennis 2.0, tennista dai movimenti atipici, punta tutto sul corpo, sul modo anomalo di colpire la palla che gli garantisce un top unico al mondo. The king of Clay è il migliore difensore del gioco da fondo. Dall’altra parte della rete, Gilles Muller è un tennista che ha appena raggiunto la vera maturità del suo gioco, a 34 anni e sulla sua superficie preferita, l’erba. Il lussemburghese è un giocatore da due,tre colpi, un uomo da serve & volley, simile a Nadal solo nell’essere mancino. Rod Laver, storico campione dell’era pre-open, si congratulò con lui a Sydney per come tenesse in vita un gioco ormai scomparso da anni.

È una partita da raccontare come la sfida Ashe-Graebner raccolta nel libro “Tennis” di John McPhee, partita non importante al punto da decretare il vincitore del torneo, ma per l’autore una sfida tra mondi diversi, facce diverse dello stesso mondo.

Nadal è un trattato di psicologia, ma oggi Muller è la contrapposizione a qualunque tipo di psicoanalisi.
Se avete dubbi su quale sia lo sport più vicino a trionfo e sconfitta, equilibrio e pazzia: beh, dopo oggi non avrete più nessun dubbio.

La giustizia tennistica dimostra oggi, che tutti devono avere una bestia nera, un avversario che ci insegni a perdere. Gilles Muller che aveva già vinto contro Nadal, è per Rafa quell’avversario.

Quando l’ultima palla termina fuori, Muller è impassibile: sorride e basta. Nadal scatenato per tutta la partita, ha il capo chino, ma ne esce a testa alta. Le ha provate tutte, ma come batti un avversario che si è dimenticato come si perde?

Potrebbe recriminare per una palla break clamorosa che il giudice chiama fuori, ma che l’hawk eye fa ripetere. Ma non lo fa. Non ne vede l’utilità. Un punto che gli avrebbe cambiato la giornata, ma non cambia il suo modo di fare.

Gilles Muller contro Rafael Nadal è la duplice immagine di questo sport: conta sì vincere, ma non solo nel punteggio. Anche nella vita, anche con se stessi.

Quasi passa nel silenzio la prestazione di Federer sul campo centrale. Lo svizzero incanta letteralmente contro un Dimitrov rassegnato a un ardua sentenza: come puoi giocare contro un giocatore a te simile, ma che fa tutto meglio di te?

Roger fa invidia al mondo tennistico per il modo impeccabile in cui arriva a questo punto della sua incredibile carriera. Adesso sente più vicino il sapore di quell’ananas d’oro, che maestoso è il simbolo che aleggia sulla coppa del torneo.

Un anno fa l’immagine di Roger Federer su questo campo è quella di uno sportivo finito, al tappeto, infortunato dopo un torneo straordinario. Contro di lui quel giorno c’era Milos Raonic, che ritroverà Mercoledì, ai quarti di Wimbledon.
Il canadese supera Zverev in cinque set e adesso potrà solo sperare in una giornata storta del suo avversario, per cancellare i sogni del basilese.

Murray supera Paire, ma la sua partita si vince da sola: Benoit Paire, è il quarto avversario “particolare” del britannico. Adesso Querrey. Altro match alla sua portata. Ma Cilic, che affronterà Mago Muller, è l’ipotetico sfidante nella sua semifinale.

Ma mai dire mai, così come potrebbe sostenere Tomas Berdych, finalista nel 2010 e autore di una battaglia vinta contro Dominic Thiem. Vittoria in 5 e ritorno ai quarti dopo anni.

Djokovic e Mannarino chiuderanno domani il quadro degli ottavi del torneo di Londra. Nole è l’incognita X, colui che può dettare il bello e il cattivo tempo di questo Wimbledon. Un ipotetica semifinale con Federer, si preannuncerebbe come finale anticipata, ma tutto è ancora aperto per i tennisti rimasti in gara.

Se c’è una cosa che ci ha insegnato oggi Gilles Muller, è che tutto nel tennis può succedere.

Andy Murray – Benoit Paire 7-6 6-4 6-4
Sam Querrey – Kevin Anderson 5-7 7-6 6-3 6-7 6-3
Gilles Muller – Rafael Nadal – 6-3 6-4  3-6 4-6 15-13
Marin Cilic – Roberto Bautista Agut 6-2 6-2 6-2
Milos Raonic – Alexander Zverev 4-6 7-5 4-6 7-5 6-1
Roger Federer – Grigor Dimitrov 6-4 6-2 6-4
Tomas Berdych – Dominic Thiem 6-3 6-7 6-3 3-6 6-3
Novak Djokovic – Adrian Mannarino è rinviata a domani, ore 13, Campo Centrale.

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“Match point” pensa Ashe. “Non forzare”. Servizio micidiale di Graebner in rete, seconda sul rovescio di Ashe. Quella palla è la partita. Ashe Apre. La tentazione è troppo forte. Colpisce con tutta la forza che ha. Gioco, partita, incontro per il tenente Ashe. Che finisce il colpo in punta di piedi, con le braccia aperte, verso il cielo. (tratto da “tennis” di John McPhee).
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