Cosa si è disposti a fare per amare?

Quando due si amano non è mai semplice.

Sarebbe più semplice se ci si sognasse e basta.

Io alle storie che tutto è sesso non ci ho mai creduto. Ma non so dirvi se credo nell’amore.

Io l’amore ce l’avevo… lo toccavo con mano tutti i giorni. E chissà se era vero, dato che è passato e non me sono accorto. Ma l’amore era starle vicino? Farle sentire il fatto che fossi lì?
Si dice che l’amore vero lo si prova solo in gioventù e che quando si cresce diventa uno status, un modus operandi, una stabilità per sentirsi grandi. Che senso ha sentirsi grandi se poi non si è più capaci di amare? Mi chiedevo se tutti questi pensieri avessero un senso. Se tutto questo fosse davvero uscito da me oppure no. Ho sempre avuto dei dubbi sul mio romanzare e viaggiare coi pensieri. A me che bastava un pallone da piccolino, e non giocavo mai con gli altri. Avevo paura degli altri perché mi definissero. Volevo essere io a definirmi, volevo essere io la mia penna. Ho dei buchi in questo viaggio. Delle lacune che non riesco a colmare. Una sei tu, un’altra è tutto questo flusso. Un’altra ancora è questo mio navigare, un non mollare che alla fine chissà da cosa nasce. Io credo che nasca dai miei fallimenti. Io sono i miei fallimenti. Io sono la sconfitta che si finge vittoria e da qualche parte c’è qualcuno che la pensa come me. Mi piace pensare che dall’altra parte del globo ci sia qualcuno che distrugge questa mia sensazione di originalità.
“Non sei unico, non sei unico!” è per me un grido troppo dolce, apparentemente negativo, che significa tu non sei solo. Tu non sei solo. Ogni volta che perdi. Ogni volta che perdi ci sono anch’io. Ogni volta che non hai la forza ci sono anch’io. Ogni volta… lo sai, puoi contare su di me. Immagino che questa persona alla quale mi rivolgo esista, e che mi senta. Senta il mio grido silenzioso. Questioni di una sensibilità nascosta. Siamo in due, almeno noi due, ti prego. Chissà se da qualche parte del mondo mi pensi davvero. Chissà se forse sto parlando proprio con l’amore.

Ho fatto il pazzo con Giordano affinché non mi portasse in Tunisia. Ma mi sbagliavo. Era tutto così bello su quella terrazza. Una rara sigaretta si spegneva dopo essersi estinta dalla mia bocca. Le mie chiacchiere volavano al vento di una prima serata Tunisina.

-Non ho voglia di restare qui e da quello che vedo…neanche tu. Vestiti, andiamo a scoprire la città cosa ha da offrire. Dai Francé, è il tuo viaggio no?

tunisia-746258.jpg

Ho dei buchi in questo viaggio. Delle lacune che non riesco a colmare. Una sei tu, un’altra è tutto questo flusso. Un’altra ancora è questo mio navigare, un non mollare che alla fine chissà da cosa nasce. Io credo che nasca dai miei fallimenti. Io sono i miei fallimenti. Io sono la sconfitta che si finge vittoria e da qualche parte c’è qualcuno che la pensa come me.

Prossimo capitolo Sambuca – 12 – Ritorno al passato


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