Il vento caldo entrava dalla finestra spostando la tenda.

La stanza odorava di alcol e piscio.

Volevo andar via quella mattina, andare via dall’India.

Qualcosa mi portava lontano ma avevo il gran timore di dirlo a Giordano.
Sarei stato la Pantera Rosa se non avessi trovato la stanza così. In quel terribile stato.

E adesso. Attraversai la stanza e vidi Giordano steso con una bottiglia in mano.

Sarà buffo ma pensai “è Sambuca?”. Ormai quel liquore era un compagno di avventure. Un amico.

-Io non ci sto a capì un cazzo – sussurrai.

Giordano aprii gli occhi. Non aveva una bella cera.

-Gr…gr…graa…

La tenda attirò la mia attenzione più del tentativo di parola di mio fratello. Svolazzava quasi come in segno di saluto. Sembrava sapesse a cosa andavamo incontro e ci preparava con il suo agitarsi. Vento caldo per cuori freddi.

-Giordà! – gli feci.
Gli strappai di mano la bottiglia e feci un sorso di Sambuca. Quel mio atteggiamento quella mattina, trovò riscontro lì. In quel sorso.

-Graaaandissimo coglione io ti ammazzo! – urlò all’improvviso, tentando di afferrarmi. Trovò rovinosamente il pavimento piuttosto che la mia pelle.

Mi alzai. – Ma che cazz e fatt qua dentro?!
-Io? Mi scusi signor Nuova Dehli. Ha visitato tutta la città …SENZA DARE SUE NOTIZIE IN CULO AL MONDO?!
Yvonne doveva essersi svegliata e aver raccontato tutto. In quel momento uscì Nicoletta dal bagno.
Scene da Una notte da Leoni: Nicoletta aveva i capelli azzuffati e una mano sul seno a cercare i suoi vestiti.
Non salutò. Aveva avuto il sesso, bastava e avanzava per tornare all’educazione della sera precedente.

-Giordà io me ne vado – ripresi.
Riattaccò col dialetto. Era tipico quando litigavamo, – Ma aro cazz vaje tu…
-Giorda me ne voglio andare in Perù – esclamai senza senso. Era frutto di un’idea figlia di una filosofia mattutina.
– Frate tu te si drogat!
-…mmm… non è la cosa principale che mi è successa. Comunque, io parto stamattina. Ma… qua dentro che hai fatto? La guerra?
-Con me stesso ho fatto la guerra. Tuo fratello lascia a bordo piscina una francese ubriaca … così… senza senso. Comme a nu strunz…” disse fallendo il suo primo tentativo di alzarsi e ricadendo culo a terra, abbandonato da una mano scivolata su un letto malfatto.
-E che hai fatto, o poé?
-Mi so disperato.
-Ah così?
-Sì così.
-Naaaah. Ti credo poco. Mi faccio la valigia va.

-Ma chist’ che ha passat…? – fece a gran voce Giordano, che finalmente riuscì ad alzarsi.
Nicoletta apparve da questa cucina a petto nudo, incurante della mia presenza. Forse la mano che la copriva in precedenza serviva a mantenere un seno troppo grande per la schiena appena sveglia. Aveva perso quel minimo di pudore mentre baciava la schiena di mio fratello. Non finì nemmeno di fare colazione.
Quando finì la valigia ero convinto di dover partire da solo. Era successo davvero qualcosa dentro di me e avevo voglia di lasciarlo fare.

Subire me stesso.

coffee-biscuits.jpg

Giordano aveva voglia di salvare il fratello ad ogni costo. Le avrebbe fatte tutte. Io volevo irrimediabilmente rimanere solo e compiere ogni mia volontà, ma ne valeva la pena? Davanti ai sacrifici di un fratello, ne valeva la pena?

D’altronde tutti siamo yin e yang. Luce e oscurità. 0 e 1. Non potevo fermarmi. Anzi. Non avrei potuto fermarlo.

-Senza di me non parti.
Giordano stava vicino alla porta con tanto di zaino in spalla.
-Perché cazzo vuoi andare in Perù?
-Non lo so, mi piace l’idea.
-Magari un’altra volta. La Tunisia ti va bene?

Giordano aveva voglia di salvare il fratello ad ogni costo. Le avrebbe fatte tutte. Io volevo irrimediabilmente rimanere solo e compiere ogni mia volontà, ma ne valeva la pena? Davanti ai sacrifici di un fratello, ne valeva la pena?

Vattene. Non passerai mai più una notte così bella. Vattene per me. Vattene perché mi ami, ma non azzardarti a dirmelo. Amami in silenzio ogni volta che guarderai davanti a te con la voglia di esplorare. Guardami quando non ci sono. Ma non restare adesso. Vorrei farti restare, ma egoisticamente. Vai via adesso. Fallo per me e sorridi… che… che io sarò lì, tra i tuoi denti e quell’angolo delle labbra. Felice quando lo sei tu. Fai ciò che desideri e se non sai cosa vuoi, esplora”.
Tamara non mi diede il tempo di dirle nulla. Neanche un vero bacio. Mi innamorai di quell’atteggiamento: nelle sorprese e nel libero modo di agire trovai gratitudine.

Avrebbe lasciato il suo lavoro. Si sarebbe dedicata alla famiglia. Poi ai viaggi. Pensavo questo, perché mi attaccavo all’idea di lei. Ma era quello che lei non voleva. Voleva che quella notte fosse unica così da rimanere indelebile.
Ricordavo quelle parole guardando Giordano, il polo opposto di quella notte magica. Non era passata nemmeno un’ora, ma sembrava molto di più.

-Andiamo. Qua non puoi restare.

Jordie, sarebbe venuto comunque. Inutile opporsi. Sarebbe stato la mia eccezione alla regola.

“Non ti lascio solo”.

Era strano sentirlo così.
Un canto stonato arrivava da quel bagno che nonostante piccolo, sembrava potesse ospitare il mondo.

-Aaaaaaaah la france la vieeee! La vieeee en rose!

-Ma è Yvonne?
-Non sai che ti sei perso.
-E Nicolet…aspe… tutte e due.
-Due pazze.
-Ma come…?!
-Come? Come no! Eddaaaaai, non guardarmi così! L’India è un mistero! Come te fratello, come te.
-Su questo, senza dubbio, hai ragione.

La vie en rose impazzava per il Tivoli. Due donne non sapevano cosa stava succedendo e neanche più chi fossero.
E noi scappammo. Scappammo con la voglia di chissà cosa.

E io, gli occhi pieni di lacrime, a capire che puoi amare anche senza dover restare.

Jai guru deva om Tamara. Ti saluto Tamara.

masked-woman.jpg

-Non sai che ti sei perso.

Prossimo capitolo Sambuca – 11 – La terrazza di Tunisi


Segui il racconto sul suo profilo instagram @sambucailracconto


 

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