“Andiamo a giocare al tennis?”
Frase tipica che risuona nei villaggi di mezza Italia.
Ma è davvero tennis quello che poi si vede? Con aspetto un po’ critico, ho sempre osservato questa frase come un fenomeno naturale, nato dal connubio: “nel villaggio c’è un campo”/ “toh!Questa racchetta costa poco!”.
Un tennis non tennis, che vede la sua diffusione soltanto quando il caldo torrido da spiaggia, crea nelle sinapsi di questi malcapitati, la voglia di gettarsi in uno sport tanto difficile quanto bello da praticare.
Chissà se questo fenomeno, in proporzioni, è applicabile anche all’erba Londinese.
Stakhovsky, Brown, Rosol, Muller sono solo alcuni dei nomi che gli appassionati, sentono solo (o quasi) una volta l’anno. A volte artefici di grandi exploit, riescono a influenzare il gioco quasi con tattiche e costanti diverse alla quale siamo abituati. Tennisti anche loro una volta l’anno, ma che trovano espressione, non per motivi da spiaggia, ma, appunto, motivi di gioco.
Azzardatevi a trattare senza rispetto Dustin Brown, e ve la vedrete con un signor professionista. Uno di quelli che ama il gioco, nonostante il suo modo bizzarro di giocare, che lontanamente è paragonabile a quei tennisti da spiaggia, di cui parlavamo pocanzi, in preda ad un colpo di sole. Nonostante i suoi modi, quello su Dustin è un pregiudizio: di origini Jamaicane, il Tedesco girava l’europa in camioncino pur di diventare un pro. Amante del gioco, è analisi di spunto per trarre nuove tattiche, dal suo bizzarro e dalla mano sensibile, modo di giocare. Per il suo avversario odierno, Andy Murray, Dustin è una persona seria fuori dal campo, nonché un amico, che oggi non meritava di certo trattamento di favore. Il britannico è raro concedere regali o compiere scivoloni su quest’erba, e Dustin oggi è stato il malcapitato che dopo metà set giocato alla pari, è stato costretto a una sonora batosta.
Stessa sorte è toccata a quello Stakhovsky, che estromise Roger Federer campione in carica nel 2013. In quattro set Nishikori ha tenuto a bada l’ucraino, alzando il livello al momento giusto, nel modo giusto.
Rosol e Muller, da erbaioli, hanno dato vita a una sorta di moto perpetuo, dove si credeva nessuno potesse spuntarla. Rosol, artefice anch’egli di clamorose eliminazione su questi prati ha ceduto al quinto set.
Sul centrale di Wimbledon c’è però tempo per un’altra clamorosa storia: due campioni di Wimbledon si affrontano al secondo turno. Soltanto che uno è un certo Rafael Nadal, campione qui ben 2 volte. L’altro è Donald Young, campione in passato, del torneo under 18 .
Young, ormai non più ragazzo prodigio, è in una fase di stallo della sua carriera, nonostante un gioco brillante che lo zio d’America Johhny Mc(Enroe) ha elogiato più volte. L’americano potrebbe tranquillamente finire nel novero di tennisti una volta l’anno, ma i suoi sacrifici tennistici e odierni gli permettono abilmente di uscire da questa categoria. L’americano mostra un bel tennis soprattutto nel terzo set, dove per venti minuti spaventa un Nadal incapace di servire la prima. È uno spettacolo che potrebbe durare, ma laddove c’è timore, sembra non possa esserci costanza. Chiedete allo spagnolo di Manacor, capace di reggere ai colpi, che attendendo il crollo americano è come un ghepardo che osserva la sua gazzella correre all’impazzata.
A volte basta poco per essere ricordati, eppure in quel momento, in quell’attimo di speranza di Donald Young, ho visto il senso vero di questo sport: quello di rimanere in campo, ad ogni costo, senza tener dentro i rimpianti. Lezione di vita che la “scuola” australiana composta da Tomic e Kyrgios può solo accompagnare. Tomic si è detto stanco della vita da tennista. Ogni partita per lui ha lo stesso peso, e la domanda che sorge spontanea è: perché non smetti?. “Per i soldi” è la risposta di Bernard in conferenza stampa dopo la sconfitta con Misha Zverev. Situazione particolare dalla quale mi astegno dal giudicare bene o male. Ognuno è padrone delle sue scelte, ma questo è un chiaro esempio di come lo sport, nel momento in cui incontra il business, perde gran parte del suo senso Decuobertiniano.
Fabio Fognini, che non è un esempio da seguire tra un punto e l’altro, mostra invece un grande attaccamento a questo sport. A modo suo, ovviamente. Fabio è capace di momenti di tennis di primissimo piano. Oggi la vittoria su Vesely mostra la bella faccia della medaglia Fogniniana, quella più volte sostenuta dalla moglie Flavia Pennetta. Fabio affronterà Andy Murray, in un match che ci auguriamo faccia scintille sul prato del Campo Centrale.
Marin Cilic silenzioso avanza al terzo turno. Il croato quasi non fa notizia, ma è quasi certo, che l’allievo di Goran Ivanisevic, nella sua testa ha sognato quella coppa più volte. Outsider silenzioso è da tenere sicuramente d’occhio. E Medvedev? Beh, la stellina elogiata al primo turno, ha perso le staffe più volte nel match contro Ruben Bemelmans. Il belga, autore fin qui di un bel torneo (sconfitto Haas nel suo ultimo match a Wimbledon), era dall’altra parte della rete quando Medvedev chiedeva al giudice arbitro il cambio della giudice di linea. A fine gara ha estratto dal suo portafoglio delle monete che ha gettato all’arbitro. Effetto gioventù bruciata potremmo dire. “Il caldo mi ha fatto andare fuori di senno” ha detto lui a fine gara. Dall’alto della mia piccolezza mi sento invece di dire “non finire tra i tennisti una volta l’anno” che altrimenti, gli occhi tristi fissi su Rafael Nadal a firmare autografi di Donald Young all’uscita del centrale, potrebbero essere tua sorte futura.
P.S. : Triste per quanto limitativo, data la mancanza di tempo, dedicare almeno un post scriptum al torneo femminile della prima settimana, è parentesi dovuta per il bel tennis mostrato oggi. Da una parte grande apprezzamento va alla Britannica Konta, che davanti al suo pubblico ha sconfitto la “vecchia predestinata” Donna Vekic in una bellissima battaglia. Dall’altro la vittoria di Camila Giorgi su Madison Keys  è da applausi. Camila, aspettiamo solamente il tuo salto di qualità.
Johanna Konta – Donna Vekic 7-6 4-6 10-8
Camila Giorgi – Madison Keys 6-4 6-7 6-1
Andy Murray – Dustin Brown 6-3 6-2 6-2
Rafael Nadal – Donald Young 6-4 6-2 7-5
Kei Nishikori – Sergiy Stakhovsky 6-4 6-7 6-1 7-6
Marin Cilic – Florian Mayer 7-6 6-4 7-5
Gilles Muller – Lukas Rosol 7-5 6-7 4-6 6-3 9-7
Fabio Fognini – Jiri Vesely 7-6 6-4 6-2
Ruben Bemelmans – Danil Medvedev 6-4 6-2 3-6 2-6 6-3
rafa nadal
“Negli anni ho lottato contro me stesso vivendo momenti positivi e negativi. Ho combattuto e, per fortuna, non ho mai pensato di cedere. Oggi vedo giocatori ben oltre i 30 anni che raggiungono risultati straordinari. Io ne ho solamente 26 e spero che il meglio debba ancora venire” – ha raccontato Young un anno fa.

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