Preparate le lacrime per il primo torneo fatto di esseri umani, così come non si vedeva da svariati anni a questa parte.
Federer, Nadal, Djokovic, Murray, il quartetto delle meraviglie insomma, dimostra cedimenti nell’essere così fab, e mai regalo più grande poteva essere fatto al tennis mondiale.
Non per il ricambio generazionale, ma per il cammino che questi campioni saranno costretti a percorrere, cammino mai così difficile per loro.
L’erba è ormai pronta, gli appassionati di tutto il mondo attendono e fremono, al veder impazzire su quei prati i fenomeni del tennis giù dal piedistallo tentar la risalita, afflitti da sindromi pari al “braccino” che ogni tennista, amatore e pro, nella sua vita ha affrontato.
Tutto sotto il royal box, che poco può comprendere il sacrificio fatto da coloro che si inchinano in presenza della regina. Ma è un inchino simbolico, il vero gesto sono gli occhi incollati a quelle Slazenger che da una parte e l’altra del campo schizzano come la palla magica che ci incantava da bambini.
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Ogni lacrima, ogni palla, ogni corsa, porterà a forti emozioni: l’emozione di assistere, l’emozione di partecipare, l’emozione di provare, cosa significa davvero vittoria e sconfitta. Anche da casa.

“Se sai incontrarti con il Trionfo e la Rovina
E trattare questi due impostori allo stesso modo.”

È la scritta, tratta dalla poesia di Rudyard Kipling “If”, che aleggia all’entrata dei players del Centre Court.
La pace interiore è più importante di qualsiasi trionfo o rovina.
Già, che sia così per i players di Wimbledon e per gli occhi di chi in quel verde, riesce a scorgere ancora il sapore delle emozioni.
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