-Tu pensaci. Pensa a quante chiacchiere fatte per niente.
I mille ti amo, quella marea di baci dati, la compagnia nei momenti bui…
tutti mattoncini che non hanno retto a una folata di vento.
Anzi sai che ti dico, i mattoncini li mettevo io e basta, lei di nascosto andava lì e li toglieva quando non guardavo.
Io volevo costruire palazzi, lei non aveva neanche il coraggio di costruire un muretto…
dove andiamo?
-Hai una strana voce. Calda.

Era vero. Spesso mi succedeva quando mi sentivo appagato. Una voce più bassa, mi veniva automatica.
Pensavo a Giordano e a cosa si sarebbe chiesto quando non mi avrebbe trovato in stanza. “Tanto in stanza manco ci dorme” pensai.
La mia mano sfiorava e poi accarezzava la coscia di Tamara. Avevo deciso che quello sarebbe stato il mio posto nel mondo, almeno quella sera.

-Dove andiamo?
-Sembri Barry White. Uoaaaa… – fece imitando il verso del famoso cantante. Quante ne sapeva? Poteva tranquillamente prendermi per il culo, non mi importava.

-Dove andiamo?
-…fanculo. Non te lo dico.

-Allora accosta.

Era divertente il fatto che ascoltasse tutto tranne quella domanda. La baciai prendendole la faccia tra le mani. Un bel bacio. La feci sorridere e ridere. Il suo imbarazzo quella sera divenne la mia forza.

La mia voce dopo quel bacio tornò pesante.

-A Napoli si dice che chi sa portare la macchina tra le strade della città può portarla in tutto il mondo. Credo sia arrivato il momento di dimostrarlo. Guidami che guido io.

Voleva dirmi di no, ma la banalità non sapeva nemmeno dove fosse di casa e me alla guida poteva essere per lei motivo di maggior divertimento.

-Ok. Tu le braccia, io la mente.
-Non ti esaltare…

*

Diamine se era bello guidare quella strana Chevrolet. Correva quella macchina. Sembrava volesse dimostrarmi che gli anni non l’avessero scalfita neanche un po’: un mucchio di ferraglia voleva essere la regina delle macchine indiane.
-Destra, la prossima a Sinistra…sì… ora vai dritto e punta sempre a Nord.
-Ma c’è un muro!
-Ma come? Il buon Harry Potter è arrivato solo qui?
-Tu sei pazza!

india alba

Diamine se era bello guidare quella strana Chevrolet. Correva quella macchina. Sembrava volesse dimostrarmi che gli anni non l’avessero scalfita neanche un po’: un mucchio di ferraglia voleva essere la regina delle macchine indiane.

Girai a Sinistra.
Lei urlò come se fosse sulle montagne russe. Si era aperta appieno alla sensazionale forza della follia e tutto grazie al nostro incontro.

-Vai dove vuoi, basta che punti lì. – disse indicandomi un fiume. Ce l’hai un po’ di orientamento o no?
-Senso dell’orientamento? E certo! Ma non conosco l’India sai com’è.

Agitò la testa fuori dal finestrino per prendersi il vento della velocità che le spingeva indietro i suoi capelli. Phon naturale.
Era buia Nuova Delhi. Non eccessivamente grazie alle stelle rimaste e un cielo che passava dal blu notte a un dolce verde acqua con sfumature di viola. Chissà se quel colore era colpa dell’equatore o del fatto che ero stato drogato un paio d’ore prima.
Arrivammo davanti a questo fiume. Ma dinanzi a noi un uomo e una bambina si fermarono. Non avevano un’aria cattiva.

-Non indicarli. Aspetta. Aspetta che vadano via. – disse Tamara con non poca paura. Provò a nasconderla dietro ad un altro sorriso la sua paura, ma le si leggeva negli occhi che qualcosa non andasse.

Aveavano un aspetto molto povero.

-Sono degli Intoccabili. La casta dei più poveri. Dai, vai, sono andati via.

In India funziona a caste sociali. Un po’ come a Roma, ma più poveri. Pensai di chiedere a Tamara il motivo di quella paura, ma il suo sorriso vero era sparito e cambiai discorso per far sì che tornasse.

-È il Gange questo?

-No.

-Non hai paura a quest’ora?

La paura è una condizione d’animo per me. Ci sei tu stasera. Ho solo paura che tu non sia felice.

-Perché?

Behatareen samay subah hai!

Erano assurdamente le prime parole che sentivo in lingua locale in un’india tanto italiana quanto assurda.

Una donna con la quale avevo appena fatto l’amore mi faceva segno di seguirla.
Era bellissima e non avevo bisogno di dirle qualcosa per farla stare bene. Bastava che fossi lì. Poteva dire di tutto, ma mi bastava davvero soltanto guardarla.

E la guardai proprio come se la capissi, ma la curiosità mi spinse ad essere banale: – che significa?

-In India si dice che “l’ora più bella è quella dell’alba”. Dovresti saperlo. C’era scritto sul foglietto che avevi in tasca e ti ho rubato quando hai perso i sensi. È assurdo che non abbia mai valutato quanto sia bella l’alba qui. Forse lo sarà anche in altre parti del mondo, ma io adesso ho te qui, e credo che quell’alba finalmente … possa essere davvero l’ora più bella e voglio condividerla con te. È il mio dono per te. Allora? Che fai? Resti lì immobile?
Seguimi.

Quel caos era un ordine che nel mio silenzio non potevo che ascoltare.

alba gange

P.S.:

«In India si dice che l’ora più bella è quella dell’alba, quando la notte aleggia ancora nell’aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l’uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi, ma non facilmente separabili, sono distinti, ma non sono due. Come un uomo e una donna, che sono sì meravigliosamente differenti, ma che nell’amore diventano Uno.»

(Tiziano Terzani – “Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo“)

Prossimo capitolo Sambuca – 9 – Per essere felici bisogna dimenticare


Segui il racconto sul suo profilo instagram @sambucailracconto


 

 

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