La notte è incantevole.
Amo quando si ferma a guardarmi.
Ero ubriaco spesso in quel periodo, ma quella sera no: ero solo molto brillo. Grazie barista indiano.
Il cielo su di noi era un planetario e i miei pensieri nuvole invisibili.
Ricordavo già un cielo simile: quello delle mie stelle preferite, lo stesso che fissavo da casa mia. Nonostante fossi così lontano da casa, mi trovavo sempre sotto lo stesso cielo, che mi teneva compagnia anche quando non avevo la forza di guardare in alto.

Convinti di essere così  grandi, ma sempre più piccoli di qualcos’altro.
Tamara, che aveva preso il posto di un’addormentata Yvonne, mi guardava estasiata, con quel sorriso che solo gli indiani sanno darti. Eravamo io, lei e la piscina.
Era incantevole e la luce delle piscine sembrava metterle in risalto il viso, molto meglio della danza del ventre fatta nel pomeriggio.

Credo che Tamara nella sua vita non abbia mai visto un uomo che la guardava così e non ci provava.
-Sei … affascinante. Molto bello e…gensile.
-Gentile Tamara – la corressi -Si dice gentile!
Rise gettando il capo indietro in una risata delicata. La birra aveva leggermente peggiorato il suo italiano, anche se sospettavo lo facesse apposta per essere ripresa da me.
-Hai mai detto “Ti amo” a qualcuno? – le dissi.
-Sì. Una volta!
La guardai quasi deluso, non so perché. Credo sia stato perché le persone quando conoscono qualcuno non ne vogliono sapere niente del loro passato, anche se glielo domandano.
Le nuove conoscenze sono un po’ come le fenici: vogliono rinascere dalla cenere convinti di non tornare ad esserlo mai.

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Le nuove conoscenze sono un po’ come le fenici: vogliono rinascere dalla cenere convinti di non tornare ad esserlo mai.

Eppure, non so come, Tamara capii in un frangente di secondo che quel momento mi recava angoscia.
-A mio padre! – esclamò, scacciando via da me tutti quei pensieri.
In India danno grande importanza ai valori.
Potresti non avere una grande istruzione, ma è difficile che tu qui non abbia ricevuto in dono un grande cuore.
Il paese delle caste, stranamente, mi è parso il paese dei veri sentimenti e sentivo dentro di me, di non essere stato semplicemente fortunato nel conoscere questa giovane danzatrice. Qualcosa univa quel popolo, forse la povertà e il desiderio.
Quando smisi di sorridere per la sua caparbietà, la fissai un po’. Da lettino a lettino, e non eravamo poi così distanti. Nonostante le nostre diversità, apparivamo molto simili da più punti di vista.
E lo eravamo anche nella posizione che assumemmo, tipica di chi si stende a bordo piscina: piedi paralleli al letto e le ginocchia alte a formare un triangolo. Braccia stese lungo il corpo e sguardi che condizionano le teste, fino al portare a guardarsi.

-Hai mai detto ti amo a qualcuno solo perché avevi voglia di sentire, voglia di provare? Magari per essere diversa, una notte.
-Io amo, ma non lo dico mai. Così nessuno può condizionarmi – mi rispose veloce, rubandomi l’attimo.
-Ma allora i tuoi sentimenti sono fragili, hanno paura – chiosai.
-Credo lo siano di più i tuoi. Come quello che provi adesso per me, tra alcool, delusioni e curry. Si sente, voi occidentali ne mangiate sempre troppo quando venite qui!

Mi girai sorridendo.
Nel linguaggio del corpo la mia espressione sarebbe stata riassumibile in una parola: touché. E non per il sapore di curry che emanavo, ma per la grazia con cui accarezzò la mia anima. Quella sera non avvertivo dolore. Si calmò. Mi sentii come se non dovessi dar conto a nessuno della sofferenza che mi portavo dentro, e questo grazie a quel momento e quella simpatica ragazza.
-Hai un mondo dentro Tamara.
-Anche tu straniero! – era bellissima – Vuoi vedere la città di notte?
-Dammi ancora un momento. Amo guardare chi si stende affianco a me, soprattutto se lo fa sotto le stelle.

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-Hai un mondo dentro Tamara.

Prossimo capitolo Sambuca – 6 – Tra trip mentali e ricordi


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