Comunque vada panta rei
And singing in the rain.
Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria.
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.

Alloggiavamo al Tivoli Resort Hotel.
L’ambientazione era fantastica.
Eravamo stesi all’aperto su questi lettini indiani con tanto di cocktail. Davanti a noi delle ragazze dai tratti locali improvvisavano la danza del ventre.
Ed io, speravo che nessun abitante locale capisse il testo che vinse Sanremo 2017, che dal cellulare, mio fratello ascoltava da Youtube. A me la canzone faceva sorridere, ma… il Buddha in fila indiana, non so a quanti avrebbe fatto sorridere lì.

-Forse sono del Pakistan – feci a Giordano.

-Queste ti ballano davanti al naso mezze nude e tu pensi al Pakistan?

Eravamo immersi nella ricchezza in un paese che conta 300mila abitanti, di cui la maggior parte poveri.

Ma stasera… potevo mai pensarci? Aveva ragione Giordano, stasera dovevo scoprire la vita così come mi dicevano gli amici in quel periodo.

Se giri a caso il mappamondo e lo fermi con l’indice indicando un posto qualunque, probabilmente stai indicando il posto di uno dei frequentanti del Tivoli nella nostra permanenza. Per me e mio fratello che cercavamo storie da raccontare davanti a pizza e birra ai nostri amici lontani, quel posto era perfetto. Roba alla Christian De Sica nei film di Natale.

Una volta detto addio al romanticismo, eccoci pronti per la sera. Ed ecco che una volta colonizzato il bar, chi poteva incontrare Giordano? Un’italiana sposata.

Fortunatamente aveva un’amica francese che si presentò a me col nome di Yvonne.

-Tu come ti chiami? – disse con uno spiccato accento francese.

-Io?

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Se giri a caso il mappamondo e lo fermi con l’indice indicando un posto qualunque, probabilmente stai indicando il posto di uno dei frequentanti del Tivoli nella nostra permanenza. Per me e mio fratello che cercavamo storie da raccontare davanti a pizza e birra ai nostri amici lontani, quel posto era perfetto. Roba alla Christian De Sica nei film di Natale.

Risposi bloccato. Sembrava passata una vita da quando non dicevo il mio vero nome a qualcuno e anche quella sera non ne avevo veramente intenzione.

-Non lo so – continuai sorridendo imbarazzato.

-Sei imbarazzato o sei ubriaco?

-Tutte e due – dissi dopo aver buttato giù un drink a base di Sambuca che il barista aveva definito sambuca locale. Signori miei: Il wasabi a confronto era la pera che accompagna il rum.

-Allora? Il nome devo dartelo io?

Yvonne aveva un nome provocante, ma dava l’impressione di essere una di quelle ragazze che arrivano ai 30 anni vergini per poi recuperare. Era una bellezza delicata, mora, con un aspetto da studentessa che le rimarrà addosso per la vita. Meritava una risposta.

-Mi chiamo … Niniano.

Giordano che era affianco a me con la bella e prosperosa Nicoletta mi mollò uno schiaffo sul collo di quelli che agli altri sembrerà amichevole, ma a te rimane impresso sotto pelle come un marchio su un bufalo.

-Ma quanto sei ubriaco Francé! Niniano!

Scoppiarono tutti a ridere mentre avevo improvvisamente voglia di rifarmi.

–Mi chiamo Francesco, Yvonne – dissi presentandomi daccapo. Tra la gioia ritrovata di mio fratello e un baciamano paraculo – è un immenso piacere conoscerti.

Se c’è una cosa che piace davvero alle donne dopo i 25 è il baciamano, chiunque tu sia.

-Come mai in India? – Chiese la bionda Nicoletta.
Aspetto da divorziata, alla ricerca di una nuova gioventù. Era questo che comunicava l’aspetto di Nicoletta. Eccitava mezza sala e credo che la cosa la rendesse apparentemente felice. Apparentemente, perché sei felice solo quando a queste cose non ci pensi più.

Eppure, in quella serata infuocata dall’alcol e dalle curve di Nicoletta, sembravamo accoppiati in maniera non casuale, nonostante entrambe fossero più grandi di noi. Belli da vedere e solo questo contava quella sera.

-Siamo qui in India perché Giordano fa il modello.

-Ah Jordie… l’avrei detto! – disse Nicoletta accarezzando il petto di mio fratello. Jordie però non sembrava tranquillo. Certo, non se l’era presa per il fatto di dover mentire sulla sua professione per tutta la sera, ma era turbato dal mio atteggiamento. Sapeva che avevo voglia di scherzare con lui, ma lo preoccupavano le mie bugie. Poteva esserci la donna più bella del mondo affianco a lui ad invitarlo su in camera, ma se era convinto che qualcosa in me non andasse, non si sarebbe mosso. Fu allora che presi le mani di Yvonne e la invitai fuori. Nel preciso istante in cui il termine brillo fu applicabile ai nostri occhi oltre che alle stelle. E poi era giusto che Giordano si godesse la sua vacanza “porta il fratello a divertirsi e dimenticare”.

-Buona serata ragazzi!

-Ma dove andate? – disse Giordano.

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Se c’è una cosa che piace davvero alle donne dopo i 25 è il baciamano, chiunque tu sia.

-Je ne sais pas! – rispose Yvonne ormai in preda ai superalcolici e alle mie mani.

Portai Yvonne a bordo piscina, di sera amavo posti simili. L’acqua si tingeva di azzurro grazie ai fari led lì sul fondo. Ma a bordo piscina, la luce veniva dall’alto del cielo notturno.

Portai con me una bottiglia di quella Sambuca incendiaria.
Credo che Yvonne avesse pensato volessi una notte di follie, ma… non andò così.

Il mio stendiamoci qui fu abbastanza compromettente, ma l’alcol ha il doppio dono, di far, sì, delirare le persone, ma anche di farle addormentare. Alla fine si addormentò, e confesso fosse quello il mio intento. Volevo soltanto rilassarmi.

Pensavo che Yvonne si sarebbe svegliata per gettar fuori sambuca e cocktail, ma non fu per quello che rimasi sul lettino affianco a lei. Volevo rimanere abbracciato con qualcuno per il semplice calore umano che in alcuni casi manca come il latte ai bambini svezzati.

L’abbraccio durò poco.

A bordo piscina c’era una delle due “presunte indiane” del balletto pre-cena, che con una birra tra le mani guardava l’acqua.

Non so da quanto fosse lì, ma non sembrava affatto essere felice.

Poggiai lentamente il capo di Yvonne sul lettino per poter interagire con quella ragazza. Va detto: con quella luna la francesina iniziò ad essere più bella di prima. Forse è questo il problema degli uomini: iniziano ad apprezzare una donna solo quando la perdono. Bonne nuit mon amour le sussurai mentre sgusciai via dal suo abbraccio.

-Ehi! Eri tu che ballavi oggi?

La ragazza mi sorrise quasi scocciata dal solito turista. Pensavo che conoscere l’Italiano fosse uno dei requisiti di quel posto.

Mi sedetti a fianco a lei, lettino adiacente, con una gran voglia di dialogare.

-Sarà stata una brutta serata, ma non rimanere in silenzio, so che conoscete la lingua se lavorate qui. Almeno le basi.

Chinai il capo su me stesso. Ero diventato intollerante a molte situazioni con gli anni e la convinzione che qualcosa andasse storto in quella chiacchierata non ancora iniziata stava per portarmi via.

Avevo una bellissima camicia bianca di Hugo Boss regalata ai 21 anni. Era passato un anno da quella estate in cui la indossavo felice e ora, la guardavo e ricordavo quel momento felice nel silenzio. Il bianco puro di quella camicia mi stava male addosso adesso. Mi sentivo buffo. Inappropriato al momento attuale e a quello passato.
Eppure non avevo ancora intenzione di alzarmi, qualcosa mi bloccava. Spesso non ero padrone dei miei trip. Ma poi successe.

Lezioni di Nirvana non ne do – disse scherzando e rimettendomi a sedere con un leggero cenno della mano.

Sembravano passati anni da quando qualcuno mi parlò l’ultima volta con un tono così delicato che solo poche persone possono vantarsi di avere. “Le stesse che non lo farebbero più ora” pensai.

E comunque rimaneva il fatto che il vincitore del festival di Sanremo Gabbani, mi aveva gabbato alla grande. Ero io ora la scimmia, ma almeno ero vestito e senza balletto. Un pezzettino di dignità italiana era rimasto. Mi lasciai andare in una mezza risata.

-Comunque vada… Panta rei. Giusto? – continuò divertita dal mio imbarazzo.

-Giusto.

Gabbani d’accordo con l’universo stava scherzando con la mia vita. Mi bloccai a guardarla. Non chiesi nulla Rimasi soltanto immobile e sorpreso dal suo italiano preciso e dalla buffa situazione.

-Come ti chiami? – mi chiese.

-Mi chiamo Francesco – risposi, mentre una leggera pausa sembrava far scorrere tutta la mia vita tra le sue braccia – Mi chiamo così.

Sembrò capire tutto.

Sorrise, mentre un cielo di stelle pioveva luce su di noi.

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-Mi chiamo Francesco – risposi, mentre una leggera pausa sembrava far scorrere tutta la mia vita tra le sue braccia – Mi chiamo così.

Prossimo capitolo Sambuca – 5 – Tamara


Segui il racconto sul suo profilo instagram @sambucailracconto


 

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