L’origine del pregiudizio spesso è l’interesse alla conservazione di privilegi.
Antropologia docet.
Spiegame cheré Gigi dicet.
Da piccolo in macchina, non avevamo il lettore cd. Non per motivi economici, ma per il semplice motivo che nelle cassette riponemmo maggiore fiducia rispetto ai dischi.
La nostra errata visione familiare tecnologica ci portava spesso a risentire le stesse cassette mentre i cd impazzavano.
Tra le varie cassette c’era quella di un’artista in particolare: Gigi D’Alessio.
Sinceramente, ero il primo che esclamava “vi prego! Toglietelo!” quando la sua musica accompagnava i nostri viaggi.
Canzoni americane, rap e l’house music di inizio millennio erano le musiche che invasavano la mia pre-adolescenza che ascoltava tutto ciò che era di moda.
Sentivo e vedevo D’Alessio alla TV, che tra interviste e serate esibiva un certo accento tra canzoni d’amore e il ricordo di essere venuto su dal nulla. “Piaceva alle ragazzine” dicevo, per poi condannarne modi che ritenevo inappropriati nonché plateali.
Un atteggiamento alla Giuda ripensandoci oggi, soprattutto riascoltando le ultime canzoni della mia playlist.
Sì, perché con gli anni cresce il cuore e inizi a sentire non più con le orecchie degli altri ma con le tue.
Come è entrato Gigi nelle casse del mio stereo? Beh, non ho cambiato gusti musicali, ma… li ho allargati.
Io che quando provo ad essere professionale mi sono reso conto di non nascondere il mio accento napoletano, e a dirla tutta, ne sono orgoglioso. Orgoglioso di una napoletanità come vero e proprio modo di vivere, in contrasto con il male che purtroppo ha esportato e dimostrato spesso questa città, la nostra Napoli.
Il senso di appartenenza che lega un Napoletano alla sua città e alla sua lingua fa parte delle proprie radici ed estirparlo significa abbandonare la propria cultura.
Mi sono rimboccato le cuffie e ho ascoltato qualcosa di più raro del cantante napoletano.
Tra un

annascunnele sti parole
ca te scenneno a dint’a lluocchie ddoie goccie e mare

E un

Spiegame Cherè
ca si te guardo so gelus’e me

Mi sono chiesto: ma allora non parla solo di domeniche d’Agosto innevate?
Forse mi si è acceso il cuore con le canzoni giuste. Forse ho apprezzato di più la canzone napoletana che ancora oggi vive grazie ad artisti come lo stesso D’Alessio, Gigi Finizio, Sal Da Vinci o Valentina Stella per dirne alcuni.
Ma deridere un personaggio pubblico e solo perché non piacciono i suoi modi non è un pessimo concetto di valutazione? È questo il criterio che adottiamo per comprendere la musica?
Facile schierarsi, ma cos’è il riso e cos’è la derisione?
Mi sono affidato a uno degli autori iniziati a scuola e proseguiti poi, per darmi risposta.
Luigi Pirandello definisce “comico ”  l’avvertimento del “contrario“: l’avvertimento della dissonanza tra la sostanza di vita e le forme, provocandone il riso.
Ridiamo di ciò che è diverso da noi, e per dirla tutta ridiamo anche per un certo senso di tranquillità dato dal privilegio di non essere diversi.
Ovviamente Gigi se ti vedo a Capodanno o in programmi che non c’entrano due risate potrei farmele. Ma alla fine cosa importa?
Di un cantante andrebbero ascoltate le canzoni a 360° per poi emettere un giudizio razionale.
E i testi di Gigi D’Alessio sfiorano la poesia.