Il mondo è fatto da due tipi di persone:

quelli come i fiocchi di neve, unici e irripetibili;

e gli osservatori, ovvero quelli che li guardano cadere rimanendo a bocca aperta ogni volta che li guardano librare nell’aria.

Sentivo i suoi occhi sul collo, fiato sulla pelle, dita che sfioravano il mio viso, delicate.

Mi guardava con un’ammirazione che non ritenevo possibile.

-Spiegati! Che cosa sono questi fiocchi?

-Non mi va. Mi va solo di fare l’amore.

Era vero. Quando ami qualcuno, le parole sembrano il contrappeso del futuro, qualcosa che vuoi evitare per non perdere quella sensazione che colpì anni addietro Stendhal, estasiato delle bellezze artistiche delle città italiane. Per me era così. Incanto ogni volta. In tutta la sua semplicità e purezza.

-Non fare il bamb…- un bacio da parte mia la fece cadere – …ino.

Cadde profondamente in quello che con orgoglio e umiltà, due sentimenti distinti e separati in molte occasioni, chiamiamo amore.

*

Pensavo seduto sul ciglio del letto e ancora a schiena nuda, a quanto le persone non sanno mai chi sono davvero. Affannano per tutta la vita a cercare risposte sperando di scoprirsi, così da dimenticare di costruirsi un mattoncino alla volta.

La guardavo la mattina avvolto in tutti questi pensieri, mentre accarezzandola, sentivo sotto mano tutta la sua unicità. Non avevo il coraggio di mostrarmi davvero per quello che ero con lei. Paura che tutto finisse, paura di molte cose. Semplicemente mi prendevo l’attimo, quando incurante del futuro, vivevo stralci di presente.

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Amavo le lenzuola bianche, odiavo la sua insicurezza.

Di storie di uomini forti ne ho sentite, di donne quasi mai. Perché le donne non hanno bisogno di raccontarle. Agiscono direttamente.

Alla radio partì Stay.

Rihanna come colonna sonora delle mie paure, mentre gemiti, passione e sentimento galleggiavano nell’aria. La mia vita era un film. Una commedia con una morale romantica. L’avessi fatto l’avrei chiamato Le anime gentili.

Ma non avrei saputo godermelo quel film, troppo ossessionato da qualcosa che potesse andare storto, perché la felicità dovrebbe essere proprio questo: non pensarci. Ed io non ero bravo in questo.

Amavo le lenzuola bianche, odiavo la sua insicurezza.

Aveva quel modo di coprirsi che mi inteneriva e mi incuriosiva quando la scoprivo. Andava presa per piccole dosi.

Quella mattina alzandosi dal letto inciampò spaccandosi all’altezza del mento. La sua fronte corrugata mostrava quanto si fosse fatta male davvero, ma in qualche modo fu capace di fingere di stare bene.

La soccorsi ridendo, e questo le mise agitazione nonostante invocassi calma.

In ospedale mi sa che peggiorai la situazione. Litigai con i medici che non avevano spazio per medicarla, e poi per aggiustare il tutto la misi su una carrozzella a fare corse per i reparti. Facevo di quella mia instabilità un modo d’essere.

Pensavo le piacesse davvero.

Ma quando la vita ti mostra le sue pressioni e le sue difficoltà, la gente smette di sorriderti, chiunque essa sia. Anche l’amore della tua vita.

Pensavo fosse più forte.

Pensavo fosse diversa.

Ma così non fu. Mi lasciò solo, rubandosi gran parte di me e i battiti felici del mio cuore.

Il fiocco di neve iniziò a sciogliersi, davanti ai miei occhi.

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Mi lasciò solo, rubandosi gran parte di me e i battiti felici del mio cuore.

Prossimo capitolo Sambuca – 3 – L’India


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