Cosa vuoi fare da grande?
Forse a questa domanda non abbiamo mai saputo rispondere. Forse non siamo mai diventati davvero grandi.
Forse è per questo che sento dire ai bambini: “Mamma voglio fare lo youtuber”.
Generazione wi-fi, bambini 3.0 che lontanissimo vedono i bimbi felici con le trottole e da poco hanno salutato quelli che mescolavano pallone e playstation. La gioia è nei tablet che nemmeno riescono a stringere con i loro piccoli polpastrelli.
Ma non siamo qui per fare mea culpa, mea culpa, mea culpa. Mia grandissima colpa è non capire, come molti altri, dov’è la linea che divide l’etica del giusto o sbagliato e soprattutto se questa linea c’è ma non si vede.
Mi presento, ma già il nome del mio sito vi lascia immaginare chi sono.
Francesco Gallucci, nato a Napoli in un freddo Febbraio del ’95.
Diventato “scrittore” per scherzo con gli amici, figlio dell principio ciò che scrivi ti rimane, sono nato ai tempi del verba volant whatsapp manent nel quale ho deciso di invischiarmici chiedendomi dov’è la qualità di Camus, se Bukowski è mai stato compreso sotto le foto del profilo delle ragazze che si mettono in mostra e se le ore di filosofia e letteratura vengono davvero insegnate nelle scuole o è preferita la navigazione social nascosta dagli zaini.
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Confesso. Sono un’ipocrita signori miei. Ero il primo a mandare messaggini fingendo una discreta attenzione ai miei tempi da studente. Motivo per cui sono un’universitario distratto che fa chiedere alle persone: ma questo gli esami come li da? Ansie che non ho mai compreso.
Mi ci sono ritrovato. Ho capito che oggi, mettere le mani nel fango con i modi di er Faina o scrivere il nuovo Conte di Montecristo che si innamora di Anna Karenina sotto gli occhi di un Dostoevskij esterrefatto sono la stessa identica cosa. Per occhi e orecchie offuscate.
Qui mischierò tutto come mente sincera (ma mica tanto), sarò bastone e carota, carn’ e furnacell, tutto e niente. Qualcuno capirà che la differenza ci sta e me la spiegherà prima o poi.
In un paese dove onesto rima con modesto, per dirla alla Marracash, mai e dico mai riusciremmo a insegnare a chi verrà e soprattutto a noi stessi cosa vorremmo fare da grandi.
Al massimo mi sento di rispondere viaggiare, ma come diceva quel Montaigne che fece litigare Massimo Troisi e Lello Arena nel celebre Ricomincio da 3: “chi parte sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca!”.
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A breve ne faccio 22, e non condanno più nessuno, nonostante la nostalgia di un passato che non ho conosciuto, quello delle storie e delle leggende delle piazze e non solo ganja e fb.
Ma come rimanerne fuori? Impossibile.
Aspettatevi il peggio, magari un giorno farò anche lo youtuber, magari no, magari boh. Fortunatamente c’è il Vecchio Dogma che in The Big Kahuna, recitava Kevin Spacey.
A presto, buona lettura.

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi, tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto e in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi. Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa’ una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta.
Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perder tempo con l’invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto.
Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco, ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. È il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla. Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che t’indurisca. Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant’anni sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accetta il consiglio… per questa volta

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