C’è che conosci tutti all’improvviso. Non c’è nessuno che ti sorprende.
Non è che sono pochi quelli interessanti, Buko, è che tutti sono diventati saccenti riguardo loro stessi, convinti del potere del singolo nel castello.
L’uomo ha sempre desiderato essere al centro dell’universo. Oggi? Oggi è creatore del proprio universo, e quando gli passa per la testa si piazza lì al centro, giocando con il tasto online e offline che equivale al mantello dell’invisibilità del signor Potter.
Buko, hai scritto per anni minchiate lasciando delle piccole briciole a chi era capace di vedere bellezza anche nella feccia. Hai scritto stronzate su stronzate riguardo al malsano, al perverso, al morboso, eppure eri lì Charles, tra quelli poco interessanti. Compreso da tutti, odiato da tutti, amato da tutti. In base a come giravano palle e uteri.
Le tue parole si alternavano tra oro colato e lacrime di coccodrillo, non eri niente Charles.
Ma l’avevi visto, tu. L’avevi visto prima che arrivasse l’oblio. L’oblio
Lo scorgevi sul fondo della bottiglia e quello lo potevi capire solo tu.
Avevi creato un universo e lo vedevi e ti chiedevi come fosse finito sul fondo della tua ultima bottiglia, lo guardavi così come si guardano quelle navi che mettono nelle bottiglie.
Cazzo Charles, tra te e gli altri non c’erano differenze, Charles.
Diamine Charles, un computer o una bottiglia, sono lo stesso sfogo.
Tra me e te non c’è differenza, anzi.
Io sono ancora sul palco… e mi batteresti le mani.

 

charles-bukowski
“Mi capisca. Io non sono come un mondo comune. Io ho la mia pazzia, io vivo in un’altra dimensione…e non ho tempo per le cose che non hanno anima.”

 

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